martedì 24 luglio 2012

Bolivar e dintorni



24 luglio: festa nazionale in Venezuela. Si ricorda il giorno di nascita di Simón Bolivar, el libertador. Non mi chiedete quanti anni compirebbe oggi. Non lo so né mi interessa. Sono stanco del mercato dei personaggi e delle ideologie. Mi sono proprio rotto di celebrare i vari Bolivar, Guevara, Mussolini, Garibaldi, in modo ideologico, senza coscienza critica e senza richiesta di perdono per gli eventuali errori storici. Come se fossero figure a tutto tondo, e chiamando “scarti storici” i morti innocenti di cui sono colpevoli, coscienti o no.
Qualche giorno fa è apparso sulla pagina di inizio di facebook un post dove si diceva che la chiesa pecca di ipocrisia, perché ha più morti sulla coscienza che lo stesso Hitler. Nei commentari si calcava la mano dicendo che tutti i sacerdoti sono pedofili e, quindi, non raccomandabili. Mi è venuto spontaneo chiedermi perché quella persona avesse chiesto la mia amicizia, o perché, se pensa questo, non mi cancella come persona pericolosa dai suoi contatti. Certo che la chiesa ha grossi peccati storici e morti sulla sua coscienza. Giovanni Paolo II ha avuto l’umiltà, l’ardire, la trasparenza di chiedere perdono a nome di tutti i cristiani. Ha saputo e voluto avere uno sguardo critico sulla storia.
Mi chiedo: ma chi scrive questo vuole per caso giustificare gli altri orrori contro l’umanità? Vedere le colpe solo degli altri, non potrebbe dare adito a giustificare le colpe proprie? La chiesa, Hitler hanno ammazzato e non hanno giustificazioni per quello che hanno fatto. Le purghe staliniste sono state veri e propri genocidi; le fucilazioni a Cuba furono sommarie, da entrambe le parti; le “invasioni” non rispettose dell’autonomia dei popoli sono state statunitensi, russe, cinesi, ecc.; i poveri colombiani vengono ammazzati, trucidati sia dalle Farc che dai paramilitari; si spara ad altezza d’uomo in paesi differenti per cultura e geografia, solo perché il popolo protesta; i diritti umani sono calpestati un po’ dappertutto. E l’elenco potrebbe continuare... Forse che la violenza è più giustificabile se viene da destra o sinistra? Le cariche della polizia o dell’esercito contro innocenti sono differenti se rosse o nere? La dittatura del proletariato e quella dei militari non è dittatura allo stesso modo, con uguali metodi e risultati? Forse che capitalismo neoliberale e socialismo reale non considerano allo stesso modo la persona come oggetto da immolare al mercato o all’ideologia?
Sono come stanco di questi tamburi propagandistici, fatti di vuoto e puro rumore. Mi sento offeso da chi mi considera assassino o pedofilo. Anche da chi mi considerasse connivente. Non intendo giustificare niente, né colpe né errori. Sento di avere, o almeno mi sforzo di formarmi una coscienza critica su tutto, compresi la chiesa e il suo magistero; soprattutto su me stesso. Mi piacerebbe farlo alla luce del Vangelo, anche se non sono cosí coerente da riuscirci sempre. Sento che amo la persona, e mi offende ogni attentato alla diversità, solo per paura di confrontarsi con chi non pensa o vive come me. Plaudo a chi sa mettersi in discussione e desidera arricchirsi nel confronto, nello scambio reciproco di informazioni, vita e cultura. A chi sa, a chi riesce a vedere la persona e appoggiare la vita. Che propongo?!? Ma niente!!! Che potrei proporre?!? Io, perso in sogni di utopie evangeliche, alla scuola di Francesco d’Assisi, fautore di una fraternità dagli orizzonti infiniti e di una pace promotrice di vita piena?

A parte questo sfogo “politico”, forse vi interessa sapere come sto. Bene!! Ancora non assestato in una comunità, zingarando per appoggiare il lavoro pastorale o visitare i frati. Ed è una bella differenza rispetto ai sei anni trascorsi in seminario!! Gli ambienti che frequento sono un po’ meno ovattati. Le gioie e i dolori, la bellezza e gli orrori ti vengono incontro in maniera più diretta, con un impatto reale. Come ribadito varie volte, la gente soffre molto l’insicurezza sociale, con cifre degli omicidi che sono quelli di una guerra civile. La vita vale poco, meno di un blackberry o di una moto. Il linguaggio politico e quotidiano si caratterizza per la violenza e la mancanza di rispetto, da tutti i fronti. I problemi, insomma, sono tanti, come quasi dappertutto, mi verrebbe da dire. Questi sono i nostri... Naturalmente c’è moltissima gente buona e belle iniziative. Mi piace molto vivere momenti pastorali che prescindano dal mio essere custode, incontrando persone di ogni età e ceto sociale. Il venezuelano à una persona dalle caratteristiche speciali, impossibile da non amare, e che ti circonda di affetto. Come cristiano imparo sempre tantissimo da questa gente. Come cristiani, discepoli di Gesú, possiamo dare tutti un contributo importante alla soluzione dei problemi del paese. Soprattutto promuovendo la pace, il dialogo e il rispetto della vita. Una bella sfida evangelica, che non può lasciarci indifferenti né spaventarci.

venerdì 11 maggio 2012

Ciao, zio Michele


Ciao zio. Ho pensato di scriverti, guardando le tue foto su facebook, dopo aver ascoltato la bellissima canzone di Dalla che Concetta ci ha regalato, accompagnata da quella strada senza fine, eterna, popolata di stelle, da dove ci guardi adesso, da dove non si smette di guardare alla Terra e a noi che ci viviamo. Stendere queste righe spero mi aiuti a elaborare un lutto lacerante e completamente inaspettato; a salutarti da questo paese distante, dove si sono versate lacrime non viste e condivise solo per telefono; a fare memoria di te, che a me, a noi nipoti, a tutti, hai regalato sempre (insieme a zia Graziella) affetto, accoglienza, nobiltà d’animo, ottimismo e sorrisi; a dirti il bene che ti voglio, che ti vogliamo tutti, frutto del bene che hai saputo seminare.
Come non sentire nostalgia della tua presenza fisica, del saperti lì, malgrado le poche occasioni per incontrarci?!? Ora mi piace immaginare che non ho bisogno di viaggiare per vederci. L’ultima volta abbiamo parlato, passeggiando sul lungomare di Manfredonia, della mia esperienza in Venezuela. Non è più necessario spiegarti, cercare di illustrare i paesaggi naturali e del cuore, gli scenari sociali e politici. Sei venuto incontro al mio mondo attuale e lo guardi da una prospettiva diversa, infinita e vera. Mi sento “guardato” da te e dal tuo affetto di una vita. Sì, una vita, la mia, popolata di tanta presenza tua. Mi è mancato lo scambio di impressioni e ricordi con i parenti, momento catartico e di arricchimento interiore. I miei sono iniziati presto, perché ho avuto la fortuna di vivere a Monte fino all’età adulta. So anche che quello che scrivo è solo una piccola parte di ciò che si potrebbe. Ho scelto solo delle immagini, significative per me, per ricordarti come eri e cosa hai rappresentato per me, per noi. Quanti potrebbero scrivere di te, tra parenti e amici, e si riempirebbero pagine...

Ti ricordo quando mi cercavi per andare a vedere la televisione al circolo della “Kennedy” e poi mi riportavi a casa. Io che impazzivo per quella scatola magica e cercavo ogni occasione per essere spettatore di film e eventi. Con te, con i tuoi amici ho fatto il tifo per ogni competizione sportiva. Ho appreso ad amare il calcio. Naturalmente eravate la mia squadra nei tornei estivi che ci vedevano spettatori entusiasti. Inoltre, aspettavo la domenica sera che tu rientrassi dai nonni per cambiare canale e vedere con te, mentre cenavi, “La Domenica sportiva”, terminando mezzo addormentado e portato in braccio da mio padre fino a casa. La tua Juve ha vinto il campionato, già lo saprai da lassù, dove qualcuno in maglia bianconera ti avrà dato la notizia, rallegrandosi insieme a te. Mi rendo conto che abbiamo giocato poche partite insieme; ma mi contagiava il tuo entusiasmo giovanile per questo splendido gioco, da te vissuto come divertimento puro, fino... all’altro ieri, prima che il cuore decidesse di non seguire più la tua voglia. Credo che tutti noi nipoti ci siamo stupiti nel conoscere la tua età. La tua vitalità fisica e interiore ingannavano occhi e anagrafe. Ti eri ripromesso di festeggiare i tuoi 70 anni nel campo di calcio. Suppongo senza nessuna intenzione di appendere le scarpe al chiodo... Magari Dio ci concederà di festeggiare quel giorno con una bella partita di pallone, in tuo onore, alla tua presenza, orfani del tuo entusiasmo.

Ricordo i miei momenti al bar, quando sostituivi nonno, mentre eri iscritto all’università di  Urbino come studente non residente. Il clima cambiava tu presente, per la tua pazienza e allegria. Cresciuto ho appreso che fosti costretto a rinunciare allo studio di Chimica, perché necessaria la frequenza, che l’aiutare in famiglia non ti permetteva. Però, come penso ti sia capitato spesso, di una avversità ne hai fatto una occasione: professore di lettere venerato dai suoi alunni, amati da te. Ascoltavo con partecipazione le tue prime esperienze a Germignaga. Luino, il lago, le montagne, i tuoi alunni mi erano familiari. Descrivevi tutto come luoghi incantevoli, che non ho fretta di conoscere, per non rompere la magia della immaginazione frutto dei tuoi racconti. Mi ha commosso sapere che con zia Graziella avete ripercorso quei luoghi che vi hanno visto giovanissimi iniziare la vostra splendida vita matrimoniale. E a Manfredonia non è stato diverso. Quanti ragazzi ti hanno apprezzato come insegnante e amico!! Passeggiare con te era prepararsi a salutare un numero grande di conoscenti di tutte le età.

E poi il “tuo” libro, omaggio alla vita e alla tua infanzia. Il tuo “piccolo mondo antico”, narrato con la nitidezza della memoria e lo sguardo riconoscente dell’adulto. Un amarcord, fatto di fotogrammi color seppia, con la infanzia negli occhi e nel cuore, condizione spirituale scevra da ingenuità di facciata. Mi hai dato da leggere le bozze. Ti confesso oggi che ho pianto. Hai saputo descrivere, fotografare situazioni, luoghi e persone di un mondo che è stato anche il mio, e verso il quale ho lo stesso ricordo grato tuo. Fotogrammi di un microcosmo svanito pochissimi anni dopo il mio passaggio per l’infanzia e l’adolescenza, difficile da immaginare oggi, fatto di voglia di vivere e fantasia, semplicità e condivisione. Valori che ti hanno accompagnato sempre. Grazie per questo omaggio al paese e al nostro quartiere di San Oronzo, particolare e nobile, a una memoria che hai reso storia con la tua narrazione. Grazie per il tuo tentativo poetico di strappare il velo dell’oblio e restituirci la nostalgia di cose belle da rivivere, o almeno non disperdere, nella nostra attualità.

Infine, ultimo fotogramma, porto fortemente impressa nel ricordo la splendida giornata passata con te, zia Graziella e Flavia lo scorso ottobre. Abbiamo parlato, passeggiato, giocato con Flavia. Il solito sguardo vivace e ottimista sulle cose e la vita. La complicità serena di una vita con zia. Il tuo orgoglio di padre per il cammino umano e professionale di Lino e Marino. La tua verve fanciulla con Flavia, alla quale mancherà il protagonista principale di “zumb e zumbett”, e di tanti altri momenti vissuti con la gioia serena e contagiosa del sorprendente dono di essere nonno.

Hai deciso di andartene il giorno del tuo quasi onomastico: 8 maggio, data in cui si celebra la prima apparizione di San Michele. Quante ore hai passato nella “colonna” del santuario, insieme ai tuoi, per guadagnare quei pochi soldi che permettessero di sopravvivere. Voglio immaginare la tua tomba come la grotta dell’Arcangelo, luogo familiare, pieno di vita vissuta e ascoltata, dove ci si rifugia per ricevere conforto, o si scende grati per celebrare circostanze ed esperienze. Avrai un tuo luogo nel profondo del nostro cuore, dove sarà un piacere incontrarti ogni volta che se ne ha voglia. Ci accompagnerai con la tua serenità, il tuo sorriso, l’ottimismo progettuale e la voglia di andare avanti, vivendo la vita con la semplicità e la gioia della quotidianità. Anche se ci sentiamo già, inevitabilmente, tutti un po’ orfani...

domenica 8 aprile 2012

Experiencias barinenses


Tengo cerca de cuatro meses en Barinas, para echar una mano a fray José Luís, párroco en una parroquia cuyo territorio es muy vasto, quien se ha encontrado sólo debido a la operación a corazón abierto de fray Edisson, atendido por fray Javier, el otro fraile de esta comunidad. ¿Cuánto aún me quedaré? No sabría. Supongo unos meses más, hasta que Edisson no se reponga completamente. Ya sé que me costará dejar esta comunidad, en la que me estoy insertando siempre más y con la cual me estoy encariñando, conociendo personas y situaciones, creando relaciones humanas y ambientales. El pasaje natural del extravío frente a un territorio y a gente que aún no se conocen y no pertenecen a tu hábitat, al sentir que van asumiendo siempre más las connotaciones de la familiaridad acogedora.

¿Cómo estoy viviendo esta experiencia? Casi como vicario parroquial, con celebraciones sacramentales y otras cosas que se presentan. Todo es de armonizar con los compromisos de custodio. Sin embargo, hasta ahora no he tenido excesivas dificultades. Por lo general celebro en las capillas que dependen de la iglesia principal. Cada capilla abarca un territorio grande, digno de ser parroquia autónoma, aunque la frecuencia no es muy alta, y el número de sectas evangélicas es notable.
Casi todos los sábados administro los bautismos en la iglesia principal dedicada a “María Auxiliadora”. A menudo celebro la Eucaristía para las comunidades neocatecumenales. El domingo nos tocan tres misas por cada uno. Como decía, a mi generalmente en las capillas de “S. María de la Esperanza”, “S. Francisco” y “Nuestra Señora de Fátima” en Mi Jardín. Durante esta Semana Santa estoy celebrando en los barrios de Punta Gorda y Mi Jardín, en sus respectivas no-capillas, al aire libre, con un techado en láminas, que cubre el puro altar en Mi Jardín. Normalmente los compromisos son sobretodo postmeridianos: confesiones a las 5.00 pm y misa a las 6.00 en Punta Gorda; misa a las 7.00 pm y confesiones hasta las 9.30 cerca en Mi Jardín. Durante el Triduo Santo los horarios varían, alargándose (anoche, Jueves Santo, he terminado de confesar a las 10.30 pm). También celebré mi primero matrimonio en Venezuela. Ha sido bastante improvisado, aunque todo ha salido bien. Una tarde me había predispuesto para celebrar una misa común y corriente. Homilía genérica, preparada para todos los fieles. En la sacristía, cinco minutos antes de salir, me dicen que hay un matrimonio y que fray Luís se había olvidado avisarme. Pánico… sin embargo, ¿qué podía hacer sino celebrarlo? Al final todo ha salido mejor de lo esperado.

Jueves Santo: la mesa
Jueves Santo: el cochinito













¿Qué puedo decir de la experiencia barinense? Con el guardián párroco me encuentro muy bien. A nivel social, hay grandes problemas de inseguridad y crisis de valores, como en toda Venezuela. Sin embargo la gente es encantadora. Muchos ya pertenecen a mi panorama visual y afectivo. Por supuesto es todo otro mundo con respecto al seminario… Me ha sucedido “percibir” sensaciones breves, fuertes y contradictorias durante unas celebraciones en las capillas. A veces, mirando la noche afuera, la poca gente presente, me pregunto qué hago yo aquí. Qué ha pasado a mi vida por estar viviendo en lugares, culturas y contextos tan diferentes de los míos ítalo-pulleses. Siento como un improviso, punzante y brevísimo sentido de extravío… Me ha sucedido también de percibir una breve y, a la vez, honda paz interior, un domingo, después de la comunión, mientras los jóvenes cantaban un canto, yo mirando en la calle pasar una camionetica amarilla y unas bicicletas, y las matas de aguacate, coco y mango más allá del muro al frente. Instantes, que pero me han hecho sentir como los apóstoles sobre el Tabor, o el jesuita T. De Chardin celebrando su “misa sobre el mundo”. Momentos de sosiego y alegría, que me ayudan a entender que estoy viviendo mi presente. ¿¿Es aquel querido por Dios?? Lo espero… o me esfuerzo para que sea así.
Maria Auxiliadora: ingreso interno

Maria Auxiliadora: presbiterio

  


Babo
Entre las “cosa curiosas”, hay que probé algo típico de la cocina “llanera”: la carne de “babo”, de la familia de los caimanes, que puede alcanzar los dos metros de largo. Además de la carne de chigüire y lapa, que sin embargo había ya comido. Bueno, ¡Me gustan! Y pescado de río (cachama, coporo, bagre…), más abundante, económico y común que en seminario. Hoy, Jueves Santo, primer día del triduo pascual, en el cual se celebra la institución del sacerdocio y de la Eucaristía,
Lapa
 además del mandamiento del amor que se torna servicio concreto, humilde, liberador. Hemos celebrado este día tan especial junto a unos colaboradores de la parroquia y algunos laicos del Táchira, quienes nos ayudan en la pastoral de Semana Santa. Nos regalaron un cochinito, cuyo desenlace ha sido el horno y nuestros paladares. He gustado piel y manteca sofritas. ¡¡Un manjar!! Será porqué me recuerdan sabores antiguos, de mi infancia. Luego, los laicos misioneros han querido celebrar el día del sacerdocio con una torta y regalos: un par de sandalias para fray José Luís; una agenda para mí. Gesto bello e inesperado.

Bien, no me queda más que desear una Santa Pascua para todos. El Señor resucitado llene sus días de Su presencia, de la paz y alegría que sólo Él puede otorgarnos. Un besote y abrazo grandes a todos y cada uno.

Con Sorleth
Sábado Santo en la finca

Sábado Santo en la finca
Sábado Santo en la finca - Cachama

sabato 7 aprile 2012

Esperienze barinensi


Da circa quattro mesi mi trovo a Barinas, per dare una mano a fray José Luís, parroco in una parrocchia dal territorio sterminato, che si è ritrovato praticamente solo per l’operazione al cuore di fray Edisson, assistito dall’altro frate di questa comunità fray Javier. Quanto ci rimarrò ancora?!? Non lo so. Suppongo alcuni mesi, fino a quando Edisson non si ristabilisca completamente. So già che mi costerà lasciare questa comunità, nella quale mi sto inserendo sempre più e alla quale mi sto affezionando, conoscendo persone e situazioni, creando relazioni umane e ambientali. Il naturale passaggio dallo smarrimento di fronte a un territorio e a gente che ancora non si conoscono e non appartengono al tuo habitat, al sentire che vanno sempre più assumendo i connotati della familiarità accogliente.

Come sto vivendo questa esperienza? Da quasi vice parroco, con celebrazioni sacramentali e altre cose che si dovessero presentare. Il tutto da armonizzare con gli impegni di custode. Ma finora non ci sono state soverchie difficoltà. Per lo più celebro nelle cappelle che dipendono dalla chiesa principale. Ogni cappella abbraccia un territorio grande, degno di essere parrocchia autonoma, anche se la frequenza non è molto alta, e il numero di sette evangeliche presenti è notevole.
Quasi tutti i sabato amministro i battesimi nella chiesa principale dedicata a “Maria Auxiliadora”. Spesso celebro l’Eucaristia alle comunità neocatecumenali. La domenica ci toccano tre messe ciascuno. Come dicevo, a me generalmente nelle cappelle di “S. Maria de la Esperanza”, “S. Francisco” e “Nuestra Señora de Fátima” in Mi Jardín. Durante questa Settimana Santa sto celebrando nei quartieri di Punta Gorda e Mi Jardín, nelle rispettive non-cappelle, all’aria aperta, con una tettoia di lamiere, solo sull’altare a Mi Jardín. Normalmente l’impegno è soprattutto pomeridiano: confessioni alle 17.00 e messa alle 18.00 a Punta Gorda; messa alle 19.00 e confessioni fino alle 21.30 circa a Mi Jardín. Durante il Triduo Santo gli orari subiscono variazioni, allungandosi (ieri, Giovedì Santo, ho terminato di confessare alle 22.30). Ho anche celebrato il mio primo matrimonio ufficiale in Venezuela. È stato abbastanza improvvisato, ma è andato bene. Una sera mi ero predisposto a celebrare la messa normale. Omelia generica, preparata per tutti i fedeli. In sagrestía, cinque minuti prima di uscire, mi dicono che c’era un matrimonio e fray Luis si era dimenticato di avvisarmi. Panico... E poi, che potevo fare?!? Alla fine è andata meglio di quanto pensassi.

Parrocchia "Maria Auxiliadora"
Gruppo Ministranti











Cosa dire dell’esperienza barinense? Con il superiore parroco mi trovo molto bene. A livello sociale, ci sono grossi problemi di insicurezza e di crisi di valori, come in tutta Venezuela. Però la gente è incantevole. Molti fanno parte già del mio panorama visuale e affettivo. Naturalmente è tutt’un altro mondo rispetto al seminario... Mi è capitato di “percepire” sensazioni brevi, forti e contraddittorie durante alcune celebrazioni nelle cappelle. A volte, guardando il buio fuori, la poca gente presente, mi chiedo che ci faccio qui. Che è successo alla mia vita per ritrovarmi a vivere in luoghi, culture e contesti cosí differenti dai miei italo-pugliesi. Sento come un improvviso, pungente e brevissimo senso di smarrimento... Mi è capitato anche di percepire una breve ma profonda pace interiore, una domenica, dopo la comunione, mentre i giovani cantavano un canto, guardando la strada, un camioncino giallo e alcune biciclette passare, gli alberi di aguacate, cocco e mango al di là del muro di fronte. Brevi istanti, ma che mi hanno fatto sentire come gli apostoli sul Tabor o De Chardin celebrando la sua “messa sul mondo”. Momenti di pace interiore e gioia, che mi fanno capire che sto vivendo il presente. È quello voluto da Dio?!? Lo spero... o mi sforzo perché sia cosí.

Babo
Tra le “cose curiose”, c’è che ho provato qualcosa di tipico della cucina “llanera”: la carne di “babo”, della famiglia dei caimani, che può raggiungere i due metri di lunghezza. Oltre alla carne di “chigüire” e “lapa”, che però avevo già mangiato. Bene, mi piacciono!!! E poi pesce di fiume (cachama, coporo, bagre...), più abbondante, economico e comune che in seminario. Oggi, Giovedì Santo, primo giorno del triduo pasquale, in cui si celebra l’istituzione del sacerdozio e dell’Eucaristia, nonché il comandamento dell’amore che si fa servizio concreto, umile, liberante. Abbiamo celebrato questo giorno così speciale insieme ad alcuni stretti collaboratori della 
Cigüire
parrocchia e alcuni laici del Táchira, che ci aiutano per la pastorale della Settimana Santa. Ci hanno regalato un maialino, che è finito cucinato e mangiato con gusto. Ho gustato la pelle e grasso di maiale soffritti. Che squisitezza!! Sarà perché mi ricorda sapori antichi, dell’infanzia. Poi i laici missionari hanno voluto  festeggiare il giorno del sacerdozio con una torta e regali: a fray Luís un paio di sandali; al sottoscritto un’agenda. È stato un bel gesto inaspettato.


Bene, non mi resta che augurare una Santa Pasqua a tutti. Il Signore resuscitato riempia i vostri giorni della sua presenza, della pace e gioia che solo Lui può darci. Un bacione e un abbraccio grandi a tutti e ciascuno.
Con Natalia
Il maialino del Giovedí Santo
Cachama normale
Cachama super

Pranzo del Sabato Santo in una finca

Pesca di cachamas con la rete







martedì 21 febbraio 2012

In viaggio a Costarica e Cuba

2 gennaio: festa della Presentazione di Gesú al tempio e Giornata della Vita Consacrata, che mi trovo a vivere in un modo molto particolare, come viaggiatore, tra La Habana (Cuba) e Alajuela (Costarica), le attese e pratiche aeroportuali e circa tre ore di volo. Inizio a scrivere queste righe nella stanza del convento di La Habana mentre i frati sono riuniti in Capitolo con il Ministro provinciale della Marche, fra Giancarlo Corsini, al termine della sua visita canonica a questa delegazione missionaria. Io sono proiettato verso il viaggio di ritorno in Venezuela, nel pomeriggio, con scalo lungo in Costarica. Sono passate poco piú di due settimane dalla mia partenza da Caracas, diretto a San José di Costarica e Cuba. Sono stati giorni di impegno in qualitá di Custode, per i colloqui in Costarica con i frati venezuelani lí presenti e il loro responsabile, fray Fernando, e per la settimana annuale dedicata all’Assemblea dei ministri, custodi e delegati dei francescani conventuali in America Latina. Ho avuto anche l’occasione di vivere momenti di turismo, e la gioia di condividere alcuni giorni con i nostri frati de La Habana.

Costarica – Vi ho trascorso i primi tre giorni. Sono molto grato a Dio per aver trovato i miei frati venezuelani contenti e sereni. I frati costaricensi li hanno accolti come veri fratelli. D’altronde ho potuto sperimentare in prima persona, qualora avessi bisogno di una ulteriore conferma, il loro squisito senso di accoglienza e di fraternità. Per una intera giornata ho potuto rilassarmi alle terme del vulcano Arenales, insieme a fray Marcos (Costarica), fray Jair (Colombia) y fray Yovany (venezolano in Costarica), cullato e massaggiato dall’acqua calda di un ruscello che scende dal vulcano, immerso in un paesaggio grazioso, curato dai responsabili delle terme del Tabacón. Nel contempo ho potuto vedere qualcosa del Costarica durante il viaggio al vulcano, della durata di più di due ore.

Cuba – La parte più lunga del viaggio... Sono arrivato il pomeriggio del 20, atteso all’aeroporto dai frati Silvano e Roberto, amicissimi di lunga data, dai primi tempi della mia scelta religiosa, tra i fondatori della missione a Cuba. Il 21 è arrivato anche fray Hernan dall’Uruguay e ci siamo dedicati a una prima visita del centro storico de La Habana. Come avró occasione di vedere anche nei giorni della mia permanenza presso i frati, il cui convento si trova nella centralissima Calle Cuba, la città vecchia è un vero gioiello. Immagino cosa dovesse essere quando tutti i palazzi antichi erano nel loro splendore. Oggi moltissimi avrebbero bisogno di restauro, anche se c’è da riconoscere che tanti lavori si sono fatti e altri cantieri sono aperti, grazie alla visione e senso artistico del Historiador de la Ciudad, Eusebio Leal. In alcune parti sembra di essere appena usciti da una guerra o calamità naturale... È come una bellezza bisognosa di maquillage. Un gioiello da lucidare, affinché riacquisti la preziosità del diamante e non solo il luccichio del vetro smerigliato. Una forma da sanare, perché consumata spesso dall’interno e negli interni, e flagellata dalle incurie del tempo. Patrimonio culturale dell’Unesco, da recuperare al suo splendore e restituire al mondo. Sforzo e lavoro grandi, per fortuna giá iniziati.

Un giorno del convegno è stato dedicato alla visita di Matanzas, la prima nostra presenza francescana conventuale a Cuba. L’insenatura in cui si trova la città è uno spettacolo, unita alla vicina bellezza della estesa spiaggia caraibica di Varadero. Molto interessante la visita allo studio teologico ecumenico protestante, dove siamo stati accolti in un modo spettacolare e dove i frati sono di casa, condividendo amicizia e collaborazione con i nostri fratelli separati. Per la prima volta, da quando sono in America Latina, ho sentito fraternità cristiana e non conflitto istituzionale. Ho potuto riabbracciare, dopo vari anni, il mio “vecchio” maestro di noviziato, fra Fernando Maggiori. Un santo!!! Venerato e amato, adottato dalla città; ancora piú semplice, sorridente ed essenziale, persino nella sua persona, ora che ha compiuto 80 anni ben portati. Insieme a lui ho riabbracciato fra Luigi Moretti, guardiano del convento, compagno di tante giornate in Assisi e di una amicizia mantenuta fresca, malgrado le poche occasioni di incontrarsi. Il resto dei frati – José e Julio – ci hanno fatti sentire di casa.

I lavori assembleari sono stati portati avanti a un ritmo intenso, peró senza mai perdere la allegria e il piacere di stare insieme come frati. L’unico “fastidio”, iniziato già dal primo giorno dell’assise, è stato uno sfogo della pelle, a livello toracico, rivelatosi poi un herpes, fuoco di Sant’Antonio, per fortuna leggero (ancora peró non mi ha abbandonato la compagnia “infuocata” del santo da poco festeggiato). Alcuni temi sono stati forti; ma non abbiamo smesso di cercare soluzioni in comune e di appoggiarci mutuamente. Quasi ogni sera, dopo la cena, siamo usciti in gruppo a passeggio, visitando parti della città nuova, dove era situata la Casa Sacerdotale che ci ospitava: Piazza della rivoluzione; el Paseo del Vedado; il Lungomare (lunghissimo e, per me, nostalgicamente bello); la Calle 23...

Dopo l’assemblea mi sono fermato nel nostro convento de La Habana, come giá detto sopra, in attesa della partenza. Oltre a Silvano e Roberto, ho condiviso spazi e tempi con Paulino, frate messicano di comunità, e Raúl, postulante; nonché con fra Giancarlo e fra Firmino, in visita alla missione. Insieme a loro ho camminato la città dei turisti e quella dei cubani, affascinato e messo in questione dalla bellezza e dai contrasti, percepiti piú a pelle che approfonditi attraverso una riflessione critica. Non voglio azzardare giudizi. Non sarebbe corretto né giusto, non conoscendo a fondo la storia e le condizioni di questo popolo e della sua gente bella. Ognuno si fará il suo quando avrà la fortuna di visitare l’isola, magari fermandosi più giorni e addentrandosi in percorsi ed esperienze meno turistiche, guidato da uno sguardo sereno e senza pregiudizi di sorta. Dei nostri frati posso dire che fanno un bel lavoro pastorale, di vicinanza e accompagnamento rispettosi. La fede cristiana sta lentamente tornando a farsi più presente, in quanto a numero di fedeli e riferimento spirituale. Non è il lavoro pastorale normale delle altre realtà francescane in America Latina. È piú uno stare con e in mezzo alla gente, con spirito francescano di servizio umile. Accanto al restauro fisico della cittá vecchia, patrimonio dell’umanità, i frati stanno cercando di rendere più bella e piena la vita dei cubani, attraverso quel patrimonio per la umanità che è il vangelo di Cristo, vissuto alla scuola di Francesco di Assisi.