lunedì 31 agosto 2026

2º giorno del Cammino di Santiago (1º agosto 1996) Rabanal del Camino - O Cebreiro (90 km)

Rabanal del Camino - Cebreiro (1º agosto - 90 km ca.)

Croce di ferro

Gli altri pellegrini mi svegliano presto al mattino, e alle 7.30 sono al bar per la colazione. Mi toccano subito alcuni chilometri in salita fino alla “croce di ferro” di Foncebadón. I miei tre amici di viaggio mi mandano avanti: non hanno programmi precisi e vogliono prendersela comoda. La salita mi risulta molto meno dura del previsto e impiego relativamente poco a farla. Mi fermo ad ammirare il paesaggio e a pregare presso la croce. Prima di iniziare la discesa, mi fermo all’eremo di Manjarín, dove vivono due simpatici e accoglienti religiosi mercedari.                                 

Villafranca del Bierzo

La discesa verso Molinaseca è da brividi. Alle 11.15 sono a Ponferrada, grosso centro urbano, conil  suo santuario a “Nuestra Señora de la Encina”. Mi sento in forma, e decido di continuare fino a Villafranca del Bierzo, dove arrivo alle 12.30, dove arrivo abbastanza stando a causa dei continui saliscendi affrontati e del sole di mezzogiorno. Mi fermo alcune ore fuori della chiesetta romanica - che trovo chiusa - per pregare, mangiare e scrivere. I miei compagni di ieri sono indietro e non credo che ci incontreremo di nuovo; comunque nel cammino non si è mai soli del tutto.

Alle 16.00 circa, visto che la chiesa non la riaprono, che si è alzato un vento fastidioso (mi farà fare più fatica nel tragitto) e che mi sto annoiando, riprendo la bici e mi avvio verso Vega de Valcarce, a 20 km circa di distanza. Dopo un’ora arrivo a questo “pueblo” di poche case, come se ne incontrano tanti lungo il Cammino, e mi fermo fuori di un bar a chiacchierare con alcuni anziani. Chiedo informazioni sulla strada fino al Cebreiro: sono 18 km, dei quali 13 in salita, con tratti anche duri.

O Cebreiro

Decido di rischiare, ma dopo 12 km mi accorgo di aver preteso troppo, oggi, dalle mie gambe. Non riesco a pedalare. Scendo dalla bici e la spingo fino a Pedrafita do Cebreiro, a 4 km dalla vetta. Sono le 18.30. Continuo, e alle 19.45 raggiungo a piedi il Cebreiro, dove mi do subito da fare, dopo un momento di riposo, per celebrare messa nella chiesetta romanica del posto. Sono le 20.30. Ringrazio Dio per questa giornata faticosa, ma redditizia e piena di bellezza.

O Cebreiro: Santuario di S. Maria la Real

Trovo qui alcuni ragazzi del seminario maggiore di Toledo, insieme ai loro due giovani responsabili, che parlano bene l’italiano, avendo studiato a Roma per la licenza in materie teologiche. Hanno iniziato oggi il Cammino e mi invitano a cenare con loro. Siamo a 1.300 metri e la sera è fredda, per cui una minestra calda, condivisa in fraternità, aiuta a scaldare corpo e cuore. Dopo cena viene a trovarmi un giovane frate minore di Compostela, fra Natalio, che inizia oggi il mese di preparazione alla professione solenne. Lo farà in modo originale: si è piazzato con una tenda fuori della chiesetta, per vivere una esperienza di solitudine e di accoglienza spirituale dei pellegrini. Mi dice che a Santiago posso chiedere ospitalità ai Frati Minori, il cui convento è vicino alla cattedrale. Incontro anche un gruppo di italiani che fanno il percorso a piedi. In questi due giorni la sera è stato un momento davvero piacevole, fatto di riposo e comunione. C’è una cabina telefonica fuori e mi viene voglia di sentire familiari e amici in Italia, ma purtroppo non ho spicci!!

domenica 30 agosto 2026

1º giorno del Cammino di Santiago (31 luglio 1996) León - Rabanal del Camino (75 km)

 León - Rabanal del Camino (31 luglio 1996 - 75 km)

 León: Cattedrale

Partito da Palencia, dopo un breve tragitto in treno, arrivo a León alle 10.45, come da orario. Visito la bellissima cattedrale gotica, con le sue incredibili meravigliose vetrate, e mi reco al palazzo episcopale per ritirare le credenziali del pellegrino, con le quali potrò chiedere ospitalità negli ostelli lungo il Cammino. Quindi visito anche la romanica Collegiata di San Isidoro, e alle 12.00 inizio il pellegrinaggio in compagnia di Gai, un giovane americano conosciuto nell’ufficio del turismo, il quale insegna e parla bene italiano e spagnolo. È partito una settimana fa da Roncisvalle in bici e va a Santiago per motivi culturali. A me fa piacere avere un compagno di 

León: vetrate della Cattedrale

viaggio, me lo ero augurato, per il mio solito timore di fronte alle cose nuove. Oltre la bici, porto con me uno zainetto con dentro poche cose essenziali; un equipaggio che più spartano non si potrebbe, visto che lo devo caricare a spalla!!

La prima fermata è a Hospital del Órbigo, con il suo splendido ponte e i nidi delle cicogne sulle guglie della chiesa (spettacolo questo usuale in Castiglia). Mangiato un panino, ripartiamo insieme a due simpatici giovani baschi: Emon, ingegnere, e Jon, insegnante di lingua basca.

Astorga: Palazzo vescovile di Gaudí

Tappa ad Astorga, per visitare lo splendido palazzo episcopale progettato da Gaudí. All’uscita vedo che la mia bici ha una ruota a terra, bucata. Ripenso alle difficoltà dei giorni scorsi e al tragitto ancora da affrontare e mi prende un po’ di scoramento: sembra quasi che il cammino non sia iniziato sotto una buona stella e che la sfortuna mi perseguiti. Ci si mette anche il signore che mi ripara la foratura, il quale mi chiede dove sto andando. Sentito che mi sto recando a Santiago, mi dice che con una tale bicicletta sarebbe meglio andarci a piedi. In ogni caso, alle 18.00 riprendiamo la strada; ci aspettano una ventina di chilometri circa, fino a Rabanal.

Essendo in forma, prendo del vantaggio rispetto ai miei compagni, e sbaglio strada!! Sono preso da una crisi di sete e di motivazioni, ma la gentilezza di una signora, che mi dà da bere e mi fa sedere un attimo in casa, mi ridona energie per coprire i 5 km in più che mi tocca fare. Alle 20.30, giungo stremato a Rabanal del Camino e mi sistemo in uno dei due ostelli del paesino, fatto di poche case, due ostelli e due bar. Doccia fredda: quella dell’acqua e quella di un chiassoso gruppo di ragazzi di Barcellona che arriva dopo di me. Ho il presentimento, rivelatosi poi esatto, che stanotte si riposerà poco.

Rabanal del Camino

Quindi, vado a cercare i miei tre amici, che si sono sistemati nell’altro ostello. Decidiamo di passare prima dal bar a bere qualcosa e poi di cenare insieme. Al bar perdiamo Gai, che si ferma a cenare con un amico conosciuto nel cammino. La cena con Jon ed Emon, nel cortiletto del loro ostello, in compagnia di altri pellegrini, è forse il momento più bello e rilassante della giornata. Momento di condivisione di cose semplici, in un ambiente semplice, condito di amicizia e chiacchiere.

Alle 23.30 vado a letto, ma il dormire non è impresa facile, tra il rumore dei ragazzi e la ridda di pensieri sulla giornata appena trascorsa. Mi trovo a considerare che qui non ho etichette ecclesiali, che in un certo senso mi proteggono; sono uno come tutti gli altri. Ognuno è se stesso, nella essenzialità della vita e nella fatica quotidiana che rende tutti uguali. Forse è lo spirito laico di questo “trekking” verso sé stessi, quale è il Cammino, percorso dai più senza veri motivi religiosi.

venerdì 28 agosto 2026

Cammino di Santiago (28 luglio - 5 agosto 1996) Madrid - Palencia (28 - 30 luglio)

Cammino di Santiago

(28 luglio - 5 agosto 1996)

Ho ritrovato gli appunti del mio ciclopellegrinaggio a Santiago e desidero trascriverli per conservarli. Ho anche deciso di condividere quei ricordi, se a qualcuno potesse far piacere. Purtroppo non ho foto, per cui userò immagini dei luoghi che trovo su internet.

Madrid - Palencia (28-30 luglio 1996)

Sono arrivato a Madrid per partecipare a un incontro di responsabili delle case di formazione delle Province religiose del Mediterraneo, in qualità di vice rettore del postulato di Copertino, visto che fra Giovanni Iasi, rettore, non se l’è sentita di venire.  L’incontro si svolge presso una casa di ritiro dei Padri Mercedari, in località “Los Peñascales”, nelle vicinanze della città. Ci sono venuto anche per cercare di realizzare il desiderio, che coltivo da tempo, di andare a Santiago di Compostela.

Avendo poco tempo a disposizione, dovrò rinunciare ad andarci a piedi e usare una bicicletta. Da subito contatto i frati di Spagna per capire come possono aiutarmi. Mi propongono di partire da León o Burgos, che sono vicini al nostro convento di Palencia. Quella comunità mi aiuterà dandomi una delle bici che posseggono.

Il 28 luglio, alle ore 19.00, parto per Palencia con un autobus di lusso (me lo ricorda il prezzo del biglietto, oltre al trattamento), e alle 22.00 sono a destinazione. L’accoglienza dei frati è un po’ fredda, quasi distaccata (capirò dopo che, da pochi giorni, hanno terminato il capitolo provinciale e alcuni sono in fase di cambio di comunità, con tutto ciò che comporta in quanto a organizzazione e vissuto emotivo). Dopo cena vado a vedere la bici: la catena è fuori posto, una ruota è bucata e la stessa non è niente di particolare. La cosa mi scoraggia, anche perché sento di non poter contare sui frati nella maniera che avevo sperato.

Il pomeriggio del giorno dopo mi reco con un frate presso un riparatore di biciclette. Mi conferma tutto circa la mia prima impressione: la mountain bike non è propriamente adatta a quello che voglio fare; è molto, troppo “normale” e di bassa qualità. Alquanto deluso, decido di dedicarmi a visitare la città (cosa che farò anche per alcune ore del giorno seguente). La trovo sorprendentemente bella, con i suoi scorci e i suoi monumenti e chiese. Mi dico che è valsa la pena venire fin qua e avere la possibilità di conoscere questo tesoro.

Rinfrancato da tanta bellezza e da un momento di intensa preghiera in una cappella di clarisse aperta a tutti per l’adorazione eucaristica, il giorno dopo mi organizzo per il pellegrinaggio e per il ritiro della bicicletta nel pomeriggio. Mi accompagna fra García, fratello religioso disponibilissimo e amabilissimo, segnalatomi da fra Antonio R., di passaggio da Palencia. Fra García, che si era tenuto in disparte non sapendo dei miei progetti, è un provvidenziale unguento che profuma di accoglienza e di fraternità. Al mattino visito con lui altre parti della città e insieme andiamo alla stazione, per informarci su come fare domani a raggiungere León in treno e se è possibile caricare la bici.

Alle 17.00 chiama il riparatore per dire che andrebbe cambiato il piatto del cambio anteriore, che è storto. Sembra che la malasorte si accanisca contro di me. Chiedo a Dio se vuole o no che faccia il pellegrinaggio, ma forse sono io a non essere nelle disposizioni più giuste. Devo provare a lasciare residui da “turista”, per rivestire appieno i panni del “pellegrino”.

Quando andiamo a ritirare la bici, fra García si mostra ancora gentilissimo e non accetta che io paghi la riparazione, perché la bici è del convento; mia unica preoccupazione deve essere il cammino per Santiago, che, a Dio piacendo, vado a iniziare domani.

Prima di andare a letto ringrazio il Signore, soprattutto per avermi fatto incontrare questo splendido confratello, e poi Gli chiedo di accompagnarmi lungo il cammino.

Interno chiesa di S. Michele
Chiesa di S. Michele

 

Chiesa di S. Martin de Frómista
Interno della Cattedrale

mercoledì 18 febbraio 2026

67 ANNI

Il mio primo compleanno a Lanciano, 20 anni dopo il mio primo compleanno in Venezuela. Due terre "straniere": il Venezuela per ovvi motivi; l'Abruzzo perché non mia regione di nascita né mia Provincia religiosa fino alla unificazione della scorsa estate. In entrambi i casi mi sono sentito subito a casa, grazie alla comunità dei frati e alla gente che ci circonda, soprattutto a chi fa vita di fede con noi.

Come sempre è successo nei miei trasferimenti, credo che Dio anche stavolta mi abbia fatto un regalo inaspettato e impensato fino a pochi mesi fa. È stata dura lasciare Copertino dopo otto anni; ma sono felice della nuova esperienza religiosa e di fede che l'obbedienza mi ha chiamato a vivere. Inoltre, mi trovo in un santuario con una storia e una "presenza" che provocano e sfidano la mia risposta di fede.

Per non parlare della città davvero bella, anch'essa con una storia e dei monumenti ragguardevoli, in una posizione ideale di bassa collina, tra il mare Adriatico e le montagne della Maiella. Sarà un meraviglioso impegno esplorare e visitare i luoghi che mi circondano. Intanto, quando posso, esco dall'abitato e cammino nei dintorni, cercando di scoprire percorsi non distanti dal convento e poco trafficati.

Un luogo del cuore è diventata per me l'abbazia di San Giovanni in Venere, nel comune di Fossacesia, a 15 minuti di macchina. Un luogo incantevole. L'abbazia è un vero gioiello romanico-gotico, situata su una piccola altura prospetto mare, con una stupenda vista su un tratto della costa dei trabocchi. Il giorno del compleanno mi sono regalato la mattinata in questo luogo, dove la chiesa e il chiostro invitano alla interiorità, e l’esterno alla contemplazione serena e gioiosa della natura circostante.

Quest’anno – causa olimpiadi invernali – non posso commentare Sanremo e le canzoni che più mi hanno colpito o mi sono piaciute. Non so se è un male, visto che il festival non mi appassiona. Tuttavia ho voluto cercare, tra le canzoni che fanno parte della mia memoria musicale e del repertorio che più mi affascina, quella che potesse caratterizzare il compleanno nº 67. Non me ne veniva in mente una in particolare. Arrivato all’abbazia, due sono sgorgate spontanee dall’archivio dei ricordi: “Meraviglioso”, di Domenico Modugno, e “What a wonderful world”, di Louis Armstrong. Sono grato alla vita per quanto mi ha donato fino ad oggi, e mi commuove la bellezza meravigliosa che la natura riesce ancora a regalare e a regalarmi.

Infine, con il presente compleanno entro ufficialmente nel novero dei pensionati. Lo sapevo già da tempo e mi ero informato su cosa dovessi fare; ma quando mi sono seduto di fronte al responsabile del patronato, ho avvertito una strana sensazione. Di fatto per me non cambia niente, visto che non lascio un posto di lavoro e non mi devo inventare una nuova gestione del tempo; tuttavia, fa un certo strano effetto…









 

mercoledì 20 agosto 2025

Cor ad cor loquitur

 

“Il cuore parla al cuore”. È il motto episcopale di San John Henry Newman, ed esprime l’idea che la comunicazione e la comprensione profonda tra le persone si raggiunge attraverso il cuore, più che con le parole o la ragione. Naturalmente, lo stesso vale – e forse anche di più – per quel che riguarda la comunicazione tra Dio e l’uomo. Dio si conosce più con il cuore che con la ragione.

Questa frase mi è venuta in mente quando, dopo aver saputo della mia nuova destinazione a Lanciano, al santuario del Miracolo eucaristico, qualcuno mi ha detto: “Passi dal cuore di San Giuseppe al cuore del Maestro”. Perché qui, tra il 730 e il 750 d.C., durante una celebrazione eucaristica, al momento della consacrazione, l’ostia si è trasformata in carne e il vino in sangue. Dalle analisi scientifiche fatte, risulta che la carne è parte del muscolo del cuore. Mentre il cuore di San Giuseppe, alla sua morte, fu trovato bruciacchiato, reliquia di un amore ardente per il suo Dio e per i suoi fratelli.

Insomma, passo da un cuore a un altro. La speranza è che il mio non rimanga freddo e indifferente difronte a tanto amore, quello di Cristo, e a così bella testimonianza, quella di San Giuseppe da Copertino. Nella Messa di saluti a Copertino ho detto che sento come se il Signore abbia voluto alzare l’asticella con me. Forse ne avevo bisogno.

Da una settimana mi trovo a Lanciano. Sono ancora un po’ accampato, con robe da sistemare in stanza. Ma si sa, sono lento in queste cose. Una lentezza che crea anche una certa confusione interiore e pratica, ma che mi permette di entrare poco alla volta nella nuova realtà, senza stacchi improvvisi. D'altronde, dopo otto preziosi anni a Copertino, un distacco graduale e nostalgico credo che ci possa stare. Qui sono stato accolto fondamentalmente bene dai frati e dai fedeli, e la nuova realtà non mi dispiace. So che il braccio provvidente e misericordioso del Signore non si è accorciato; spetta a me gioire ed arricchirmi di quello che ancora Lui vorrà generosamente donarmi.

Approfitto per ringraziare Copertino e i copertinesi, insieme ai frati con cui ho vissuto nel santuario di San Giuseppe, per gli anni belli di amicizia fraterna vissuta e condivisa. Dio vi benedica e custodisca.