giovedì 3 settembre 2026

4º giorno del Cammino di Santiago (3 agosto 1996) Palas de Rey - Santiago de Compostela (75 km)

Palas de Rey - Santiago de Compostela (3 agosto - 75 km)

Palas de Rey

Mi sveglio presto al mattino, perché il gruppo del mio piccolo camerone va a piedi e sfruttano le ore più fresche del mattino. Intorno alle 7.00 mi ritrovo solo, e ho tempo per pregare e riflettere. Alle 8.30 parto alla volta di Santiago, accompagnato dal pensiero di prendermela comoda, per arrivare a pomeriggio. Il percorso è ancora una volta “nervoso”, con continui ripidi saliscendi, che raffreddano i muscoli in discesa e li imballano in salita. Pedalando pedalando mi accorgo che per mezzogiorno potrei essere a Santiago, cercare il convento dei francescani e godermi un pomeriggio di riposo e spiritualità. E in effetti, verso le 12.00 arrivo a Santiago di Compostela.

Chiesa e convento di S. Francesco

Prima di recarmi sulla tomba dell’apostolo vado a chiedere ospitalità ai francescani. Mi accoglie fra Manolo Ceuta, e ho la possibilità di parlare italiano con padre Giuseppe Ferrari, bolognese che frequenta un corso di spagnolo, e padre Santiago, professore all’Antonianum di Roma per vari anni. Dopo una rifocillante doccia e un buon pranzo, vado a riposare, anche se i muscoli delle gambe mi fanno male per lo sforzo fatto. In fin dei conti ho impiegato tre giorni giusti per coprire i circa 300 km da León a Santiago, con una normalissima mountain bike, che non è certo la bici più adatta per un ciclopellegrinaggio.

Cattedrale di Santiago

Verso le 17.00 mi reco finalmente alla Cattedrale, che, insieme alla piazza antistante, forma un complesso stupendo. Tuttavia, mi aspettavo un ambiente più raccolto e meno chiasso da turismo. Sfrutto alcuni minuti di vuoto presso la tomba per pregare per me, i miei conoscenti, parenti e amici. Un ricordo particolare è per mio nipote Michele e per Daniela, nati il 25 luglio, festa di San Giacomo, e per coloro che portano questo nome. Assisto alla suggestiva cerimonia del “Botafumeiro”; quindi vado a ritirare il certificato di pellegrino e a visitare la zona storica.

Cattedrale di Santiago

Ripenso al “Cammino” e sento che Santiago mi provoca una certa delusione. È vero che avrei potuto fare una esperienza meno frenetica, e che forse il modo più autentico è di percorrere il pellegrinaggio a piedi, cadenzando passi e riflessione, perché possa essere una esperienza spirituale, benché non posso neanche dire che io non lo abbia vissuto così. Sento che Santiago è un quasi “tradimento” e che la meta del “Cammino” è nell’esperienza fatta per strada piuttosto che qua. Il Cammino trova il suo valore in sé stesso e molto meno nella meta.

Statua di S. Giacomo

Dopo cena padre Giuseppe mi invita a una passeggiata, che mi fa scoprire quanto è incantevole e suggestivo il centro storico di sera. Ci fermiamo ad ascoltare un gruppo che suona musica gallega, che ha assonanze celtiche, e a bere una birra vicino alla cattedrale. Gli espongo le mie perplessità su Santiago. Mi dà ragione, ma mi spiega che forse l’estate e il fine settimana (il pellegrinaggio è durato dal mercoledì al sabato) sono i tempi meno propizi per gustare la spiritualità del luogo.

Botafumeiro
Il giorno dopo, domenica, concelebro a mezzogiorno alla “Messa del pellegrino”, che mi risulta direi penosa: non si possono ricevere così quanti desiderano mettere ai piedi dell’altare la loro esperienza di sacrificio e comunione!! Non un canto, né un gesto di allegria e accoglienza: il rischio reale è che l’incontro con l’apostolo perda di significato, e che la gioia della meta non esista, mentre però perdura quella del Cammino. Nel pomeriggio nient’altro che una lenta passeggiata per fissare meglio nella mente i luoghi. Ho l’occasione di rivedere la cerimonia del Botafumeiro. Quindi mi reco a chiedere informazioni sul viaggio di ritorno a Palencia, e… Santiago è già un ricordo.

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