Palas de Rey - Santiago de Compostela (3 agosto - 75 km)
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| Palas de Rey |
Mi sveglio presto al mattino,
perché il gruppo del mio piccolo camerone va a piedi e sfruttano le ore più
fresche del mattino. Intorno alle 7.00 mi ritrovo solo, e ho tempo per pregare
e riflettere. Alle 8.30 parto alla volta di Santiago, accompagnato dal pensiero
di prendermela comoda, per arrivare a pomeriggio. Il percorso è ancora una
volta “nervoso”, con continui ripidi saliscendi, che raffreddano i muscoli in
discesa e li imballano in salita. Pedalando pedalando mi accorgo che per
mezzogiorno potrei essere a Santiago, cercare il convento dei francescani e
godermi un pomeriggio di riposo e spiritualità. E in effetti, verso le 12.00 arrivo
a Santiago di Compostela.
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| Chiesa e convento di S. Francesco |
Prima di recarmi sulla tomba dell’apostolo vado a chiedere ospitalità ai francescani. Mi accoglie fra Manolo Ceuta, e ho la possibilità di parlare italiano con padre Giuseppe Ferrari, bolognese che frequenta un corso di spagnolo, e padre Santiago, professore all’Antonianum di Roma per vari anni. Dopo una rifocillante doccia e un buon pranzo, vado a riposare, anche se i muscoli delle gambe mi fanno male per lo sforzo fatto. In fin dei conti ho impiegato tre giorni giusti per coprire i circa 300 km da León a Santiago, con una normalissima mountain bike, che non è certo la bici più adatta per un ciclopellegrinaggio.
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| Cattedrale di Santiago |
Verso le 17.00 mi reco
finalmente alla Cattedrale, che, insieme alla piazza antistante, forma un
complesso stupendo. Tuttavia, mi aspettavo un ambiente più raccolto e meno
chiasso da turismo. Sfrutto alcuni minuti di vuoto presso la tomba per pregare
per me, i miei conoscenti, parenti e amici. Un ricordo particolare è per mio
nipote Michele e per Daniela, nati il 25 luglio, festa di San Giacomo, e per
coloro che portano questo nome. Assisto alla suggestiva cerimonia del
“Botafumeiro”; quindi vado a ritirare il certificato di pellegrino e a visitare
la zona storica.
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| Cattedrale di Santiago |
Ripenso al “Cammino” e sento che Santiago mi provoca una certa delusione. È vero che avrei potuto fare una esperienza meno frenetica, e che forse il modo più autentico è di percorrere il pellegrinaggio a piedi, cadenzando passi e riflessione, perché possa essere una esperienza spirituale, benché non posso neanche dire che io non lo abbia vissuto così. Sento che Santiago è un quasi “tradimento” e che la meta del “Cammino” è nell’esperienza fatta per strada piuttosto che qua. Il Cammino trova il suo valore in sé stesso e molto meno nella meta.
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| Statua di S. Giacomo |
Dopo cena padre Giuseppe mi
invita a una passeggiata, che mi fa scoprire quanto è incantevole e suggestivo
il centro storico di sera. Ci fermiamo ad ascoltare un gruppo che suona musica
gallega, che ha assonanze celtiche, e a bere una birra vicino alla cattedrale.
Gli espongo le mie perplessità su Santiago. Mi dà ragione, ma mi spiega che
forse l’estate e il fine settimana (il pellegrinaggio è durato dal mercoledì al
sabato) sono i tempi meno propizi per gustare la spiritualità del luogo.
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| Botafumeiro |






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