mercoledì 2 dicembre 2009

Ritorno a La Colorada


Non ci posso credere! Quando sono andato a rileggermi ciò che avevo scritto sulla mia esperienza passata a “La Colorada”, mi sono reso conto che erano trascorsi già più di tre anni e mezzo! Ha allora una sua consistenza il mio tempo in Venezuela. Nel blog vorrei riportare quanto scritto in quell’occasione, giacché si trattò di una lettera circolare – una delle prime – alla scoperta di nuove realtà, e che non tutti ebbero l’occasione di leggerla. Ora poi è corredata di foto (ricordo che l’album completo si può vedere nel link corrispondente in alto a sinistra).



Un sabato ho accompagnato, su sua richiesta, il signor Eriberto, un terziario francescano molto bravo, a una piccola “finca” nella zona de “La Colorada”, dove l’OFS di Palmira vive un servizio catechistico, evangelico e missionario, aiutato dai frati del seminario, perché volevano regalarci due maialini. Ad Eriberto è parso bello ricambiare la generosità con la possibilità di celebrare Messa per loro e di confessarli, e perciò la mia presenza. Siamo partiti alle 7.00 del mattino e, dopo circa due ore e mezza, più per le condizioni della strada che per la distanza, siamo giunti a destinazione. Già il solo paesaggio “interno” valeva l’incomodo.

La “fattoria” – il termine è altisonante quando si tratta di una famiglia modesta, non povera, ma certamente nemmeno ricca - si trovava alla fine di una strada percorribile con molta difficoltà, tanto che lo sterrato iniziale era quasi un’autostrada al confronto. Nel cammino abbiamo invitato una donna e sua madre anziana, il che ha comportato il mio accomodarmi nel bagagliaio della camionetta, proprio nell’ultimo tratto di strada: un insieme di fossi e sassi, che mi hanno fatto sobbalzare parecchio. All’arrivo ci stavano aspettando i componenti della famiglia, con il solito nugolo di bambini bellissimi, i quali si sono confessati e hanno partecipato alla Messa, sotto il porticato d’ingresso, insieme agli animali domestici. Sotto il tavolo usato per altare si è accomodato il cane, che è stato buono per tutta la durata; ogni tanto le galline si muovevano all’intorno e i maialini accorrevano all’odore del pranzo che si stava cucinando sulla cucina a legna. Pareva una scena familiare da quadro rinascimentale o da Bruegel venezuelano: una Ultima Cena, con tanto di cani e animali da cortile.

La Messa è stata per loro un evento davvero particolare, visto che normalmente si tiene una volta al mese nella cappella de “La Colorada”, a circa mezz’ora di bicicletta o cavallo, non possedendo una macchina. E d’altronde, o si possiede una 4x4 o è molto più utile un mezzo di locomozione come quello descritto. Questo comporta che nella zona spesso i sacramenti di prima comunione e cresima si ricevono a volte tardi.

Naturalmente, anche la scuola si trova a La Colorada. Il che significa che i ragazzi devono fare lo stesso percorso, con i “mezzi” suddetti, e non li accompagnano i genitori. Se si aggiunge che le ragazze e i ragazzi aiutano nei lavori domestici (là si trovavano due ragazzi di 12 anni che si alzavano spesso alle 4.00 del mattino per aiutare a mungere le mucche), allora si può capire il sacrificio che fanno e… la fortuna che hanno i nostri ragazzi. Mi veniva in mente, e mi faceva sorridere di… incomprensione, la rivolta dei genitori di una scuola di Gravina di fronte alla decisione della direttrice di trasferire di 300 metri gli alunni di una classe. Non staremo abituando i nostri ragazzi a percepire come dovuto ciò che è un dono?!? Non che qui non esistano anche realtà e problematiche di tipo “italiano”, ma certe cose fanno riflettere.

Rileggendolo, posso affermare che non sono cambiate molte cose. Questa volta insieme al signor Eriberto c’erano anche Virgilio, Marcy e le due bimbe Juliet (sorella di Marcy) e Michelle (nipote di entrambe). I primi tre vengono qui ogni 15 giorni, di sabato, per preparare un gruppo di cresima e per la animazione cristiana del villaggio. La camioneta è stata sostituita da un 350, con sedili posticci nel “vano” posteriore, per “ospitare” i passeggeri. I quali sono andati aumentando man mano che si giungeva al villaggio, per il passaggio dato a persone che andavano a fare spesa e a bimbi che si recavano alla cappella per il catechismo. Dove ci siamo recati anche noi, come prima tappa, a differenza di tre anni fa. Qui, attorno a un tavolo, c’erano i bimbi che si preparano alla prima comunione, insieme alla loro catechista. Eriberto ha distribuito alcuni beni per le famiglie più bisognose e poi siamo partiti alla volta della “finca”.

La stessa della volta scorsa, con le differenze naturali legate al trascorrere degli anni. Questa volta la Messa è stata meno assistita dagli animali (mancavano il cane e i maiali, mentre le galline erano meno), forse per il fatto che è piovuto tutto il giorno, o perché sono diminuiti. Il lavoro ultimamente non rende come prima e, come successe in Italia, i giovani studiano e molti preferiscono andar via dal lavoro dei campi e dell’allevamento.

Dopo la Messa, una gustosa “sopa” di carne (un paio di galline non avevano assistito a Messa per questo motivo) e vegetali, che, facendo il pari con le “empanadas” fritte della mattina, hanno dato un bel colpo al mio colesterolo. Ma cuore contento e stomaco pieno sono un binomio che da gusto. La dieta sarà per altri giorni.

A proposito di cose strane che entrano nello stomaco, una settimana fa fray Pedro, prima di fare la spesa per il seminario, mi ha invitato a colazione nel mercato e mi ha fatto provare la “bomba”. Una bevanda molto calorica con i seguenti ingredienti: latte, cacao, cioccolato in polvere, essenze varie, rum e brandy, cubetti di ghiaccio e – udite udite – un occhio di bue per persona (no, non un uovo a occhio di bue, ma un vero occhio!!!). Il tutto frullato e servito con cannuccia. Immagino già la reazione disgustata di alcuni, ma la bevanda è molto apprezzata dai venezuelani, almeno da queste parti.



sabato 31 ottobre 2009

Inizi e novità


Alcune notizie su presenze, progetti e attività del seminario in questo inizio di anno sociale e scolastico.

Come si può vedere dalla foto, la comunità è composta da quattro formatori e sette formandi. Ai formatori dell’anno scorso (fray José Luis, fray Pedro e fray Matteo) si è aggiunto, dai primi di settembre, fray Jesùs Alexer, il quale dovrebbe rimanere con noi fino alla fine di luglio, quando partirà per l’Italia per specializzarsi in Teologia Biblica. È qui soprattutto per studiare un po’ di italiano, ebraico e greco, in vista degli studi a Roma. Intanto si prepara anche all’ordinazione diaconale e sacerdotale e ci aiuta nella formazione dei giovani seminaristi.

Per quello che si riferisce a questi ultimi, ho già detto che sono sette (è probabile che a gennaio entri un altro piccolo gruppo di cinque). Da quest’anno è partita l’esperienza dell’aspirantato per i nuovi entrati. Ci siamo accorti, confrontandoci anche con le esperienze delle altre case di formazione qui in Palmira, che è molto utile un tempo (un anno, più o meno) di inserimento graduale nella realtà seminaristica e di primo approccio al carisma di S. Francesco. Per cui i giovani in formazione, attualmente, sono sette: cinque aspiranti (Antonio, Edgardo, Enmanuele, Isanel e Wilmer) e due postulanti di secondo anno (“el abuelo” Eduardo e Yorman), che hanno in comune, a parte gli spazi logistici, la preghiera, i pasti e i turni di servizio.

Gli aspiranti hanno un orario che comprende lavoro manuale e formazione. Il lavoro consiste nel mantenimento dell’area verde della casa e nella pulizia degli ambienti adibiti ad ospitare ritiri e convivenze vocazionali. La formazione, con orari di classe tre giorni a settimana, comprende: taller psicologico; introduzione alla liturgia; lettura e commento del Regolamento del seminario; regole di urbanità; morfosintassi spagnola; catechismo; biografia di S. Francesco.

I postulanti frequentano la filosofia nella facoltà teologica situata nel seminario diocesano, a 300 mt da qui. Ricevono anche una formazione base di francescanesimo, in preparazione al noviziato.


Per quel che mi riguarda, compio oggi un mese dal ritorno in Venezuela. Dei miei primi giorni, fino all’anniversario dell’ordinazione sacerdotale, già vi ho scritto. Del resto non ci sono molte o significative aggiunte. È ripresa la vita normale, ordinaria, ritmata dall’orario del seminario e dall’insegnamento, ai quali si aggiungono sporadici impegni pastorali, in aiuto a sacerdoti o istituti di suore.

L’insegnamento e la preparazione delle lezioni mi porta via un po’ di tempo, perché mi sono trovato ad affrontare una situazione completamente imprevista nell’area biblica, dove sono impegnato. In pratica hanno rinunciato tre professori, per cui mi sono ritrovato solo, con l’aiuto di un altro mezzo specialista. Uniti, i due, formiamo una bella… miseria!!! Io che ero partito per l’Italia quasi sicuro (il dubbio sulla programmazione è un obbligo prudenziale a certe latitudini) di insegnare Ebraico e Introduzione al Nuovo Testamento – materie, cioè, che davo già da tre anni – e, se proprio ce ne fosse stato bisogno, anche all’Antico Testamento (3 ore settimanali), mi ritrovo invece a dare quest’ultimo corso e Letteratura Giovannea (3 ore), insieme naturalmente a Ebraico (2 ore). Vale a dire materie completamente nuove e inaspettate, che richiedono preparazione, ma alle quali non potevo rinunciare, per non mettere in grosse difficoltà l’Istituto e gli stessi alunni, e perché l’altro professore aveva già scelto l’Introduzione al Nuovo Testamento e le Lettere cattoliche (che non mi abbiano informato di questi cambi, ormai non mi meraviglia più…).

Mi ritrovo così a dover leggere abbastanza per preparare le lezioni. Il che mi aiuta, in verità, ad approfondire cose belle e importanti. Sto scoprendo e apprezzando il vangelo di Giovanni, grazie a un bel commentario e altre letture sparse. Mi sono fatto così la fama di “come libros” (divoratore di libri), perché mi vedono leggere spesso e volentieri. Infatti, cerco si studiare camminando sotto il porticato, all’aria aperta, evitando di stare troppo tempo seduto. Un po’ come fa a Copertino il mio amico Ninì. Ho dovuto anche spiegare a un seminarista, che si meravigliava del tempo che trascorro a leggere, che questo è parte del mio lavoro e non solo gusto personale.

Per il possibile non mi sottraggo agli aiuti pastorali, come accennato prima (soprattutto celebrazione di messe e confessioni), sempre che non cozzino con i miei impegni in seminario. Il giovedì mattina mi reco a Tariba (15 minuti di macchina) per celebrare messa nel collegio Nazareth, alle 7.15, per i ragazzi delle superiori, e poi sono disponibile per le confessioni degli alunni. All’inizio non veniva quasi nessuno a confessarsi. L’ultima volta erano circa venti, e mi hanno messo in difficoltà perché alle 10.30 ho lezione di ebraico. Si sarà sparsa la voce che sono di manica larga?!? O forse è stata solo una contingenza particolare.

Il mercoledì, dalle 20.00 alle 21.00, animo una catechesi sugli Atti degli Apostoli per il movimento di “Verbo y Vida”, a S. Cristobal, a mezz’ora di macchina. Ma per questo mi vengono a cercare e mi riportano una volta terminato.

Il martedì pomeriggio incontro i due postulanti, per la formazione francescana in preparazione al noviziato.

Insomma, non ho tempo di annoiarmi. Anzi, spesso il tempo mi manca per attendere ad altre cose. La sensazione è a volte strana, se ripenso ai miei anni di ministero in Puglia, immerso nell’attività pastorale, quasi obbligato (non nego che ho le mie colpe) a mettere tra parentesi gli studi biblici. Per poi ritrovarmi, come già dicevo in altre occasioni, dopo vent’anni, sfidato ad insegnare Bibbia e considerato “professore”, quindi nell’area della intellettualità. Per carità, non rinnego niente degli anni e delle esperienze pugliesi. Ci mancherebbe altro! Sono un vero dono di Dio alla mia persona. Non mi sento in conflitto né col passato né col presente. Sto imparando a vivere la vita come viene, il che non è difficile, considerati i privilegi che essa mi ha riservato finora. Spero solo che Dio mi aiuti a continuare, malgrado le mie resistenze e testardaggini, anche in momenti più delicati, quando e qualora si presentassero.

domenica 11 ottobre 2009

22 anni di sacerdozio

"È da poco più di tre ore che ho lasciato l’Italia. Mi trovo in aereo, di ritorno in Venezuela. Alcuni mi hanno chiesto di aggiornare quanto prima il blog. Non saprei se per conoscere le mie prime esperienze dopo l’arrivo, o le impressioni a caldo sulla mia ultima, lunga, calda, avvolgente… permanenza in Italia. Probabilmente le due cose. Allora mi ritrovo a scrivere su un pezzo di carta quanto so già di non poter trasmettere come vorrei. Gli aggettivi sulla mia permanenza italiana la dicono lunga sulla rete di relazioni e sensazioni che mi ha avvolto, avviluppato…”.

Questo è quanto sono riuscito a scrivere in aereo. Il pensiero dei giorni trascorsi in Puglia (se si eccettuano i tre a Sasso Marconi, per stare con mia sorella) mi ha lo stesso accompagnato durante tutto il viaggio, e anche dopo. Un succedersi di visi ed emozioni difficili da digerire e metabolizzare. Pensieri che allargano il cuore e stringono lo stomaco. Ad ogni modo, anche se si fatica un po’ a trangugiare cibo e groppo, ciò che esce spontaneo non è il bolo alimentare ed emozionale, ma il ringraziamento a Dio per il dono di tanta gente bella e di tanta storia importante, benché minima e quotidiana.

Come non ringraziare per aver potuto condividere giorni solari d’agosto e gli ultimi di settembre con i miei, con vari parenti, con i cugini di Roma e i loro figli, con alcuni amici d’infanzia, con i miei compaesani? Il sapore delle radici e dei frutti, riassaporati con il gusto degli anni e la freschezza del rincontro. Ciliegina sulla torta: la possibilità di partecipare alla festa di S. Michele.

E poi il senso del ritorno nostalgico alla mia “famiglia” spirituale dei frati pugliesi, con i quali ho condiviso fraternità, sentimenti di stima reciproci, progetti, difficoltà per molti anni (e non è che ora mi senta un estraneo). In un momento particolare per la Provincia: l’inizio di un quadriennio, dopo 12 anni di provincialato di fra Giuseppe Piemontese. Mi pare che Michele e i frati del definitorio abbiano fatto del loro meglio e che ci sia amore nel loro non facile servizio. Un momento magmatico e magnetico, quello degli inizi, con le sue liquide difficoltà e lo sguardo verso il progetto, al quale vorresti prendere parte. Ma per te è pronta un’altra obbedienza e una terra lontana… dove, in ogni caso, non sei orfano né estraneo.

E che dire dell’impatto emotivo con le persone che Dio ti ha donato negli anni di Gravina e Copertino?!? Quest’anno ho avuto la grazia di predicare la novena di S. Giuseppe. Già sapete che non è stato facile accettare la proposta. Ma, come spesso mi accade, ciò che non avevo chiesto a Dio, mi è stato dato come dono che trabocca ogni desiderio e volontà. Sono stati giorni intensi di incontri e celebrazioni. Persone riviste dopo quasi 12 anni. Che gioia e che nostalgia!!! Posso affermare che il braccio di Dio non è corto e che la sua generosità sorpassa ogni umana riluttanza e titubanza.


Così, tra cibo, lettura e film sono sbarcato a Caracas, abbracciato dal caldo umido di Maiquetia. Sbrigate le pratiche aeroportuali, mi attende una sorpresa: il bagaglio è rimasto a Roma e mi tocca ritirarlo domani. Fray Jesus mi porta al convento di Caracas e comunico a zia che il suo carico di “lampagioni” dovrà riceverlo domani o dopo. Intanto mi scoccia ipotizzare un ritardo nella mia partenza per il seminario o la possibilità che il bagaglio tardi ad arrivare.

Il giorno dopo vado a mangiare dalla zia e ammazzo un po’ di nostalgia con fettuccine al sugo di calamari ripieni (niente male no?). Nel pomeriggio, visto che nessuno risponde a telefono dall’ufficio dell’aeroporto, decido ugualmente di andare a vedere se il bagaglio fosse arrivato. All’arrivo devo alzare la voce con un impiegato che mi dice che è troppo tardi per ritirare il bagaglio. Gli faccio notare (con tono leggermente alterato, in verità) che sono stato per più di un’ora a chiamare, senza ricevere risposta, e che all’orario di chiusura manca ancora mezz’ora. Mi consegna lo zaino. Però mi attende un’altra sgradita sorpresa alla stazione degli autobus: tutti i biglietti per S. Cristobal, di tutte le compagnie, sono esauriti, forse per il fatto di essere venerdì. Decido di partire domani notte, per stare almeno la mattina presto di S. Francesco in seminario.

Sabato 3 mi sveglio con febbre e raffreddore, per cui, su consiglio dei frati, decido di non viaggiare più questa notte. Prendo delle medicine e passo tutto il giorno a letto. Bel modo di celebrare 28 anni di professione semplice! Alle 23.30, già addormentato, vengo svegliato dal pianto di fray Carlos, che ha appena ricevuto la notizia della morte improvvisa di sua madre. Fray Jesus lo convince a non partire subito; lo accompagnerà con Javier domani alle 5 del mattino. Per cui mi chiede come sto (non è che stia proprio bene, ma almeno non ho febbre) e se me la sento di celebrare due messe al posto suo domani 4, domenica e festa di S. Francesco. Lo rassicuro. L’imprevisto si trasforma così in presenza provvidente.

Domenica 4 è un S. Francesco particolare. Le due messe le celebro senza particolari problemi fisici e mi riempiono, ma aleggia il fatto della mamma di Carlos e, per me, la lontananza dalla mia comunità.

Lunedì partiamo alle 4.30 del mattino per il funerale, fissato per le 10 ad Acarigua (5 ore di macchina). La cerimonia è gioiosa e molto partecipata. Proseguo poi per Guanare, dove pranzo, riposo, parlo con fray Beto, celebro la messa della sera e… vado a letto.

Il mattino dopo, alle 5 parto con fray Pietro e Orlando per il seminario, dove finalmente arriviamo per l’ora di pranzo. La prima impressione è forte e strana a un tempo: quest’anno ci sono solo 7 postulanti, a fronte di un seminario che ne contiene comodamente una sessantina. Dovremo forse fare l’abitudine a numeri che non saranno più quelli di una volta. Mi assale anche la tentazione, oggettivamente plausibile, di pensare che 3 formatori, ai quali se ne aggiunge un altro almeno per quest’anno, siano uno spreco, pensando a tanti bisogni pastorali, anche in Puglia. Probabile che sia umanamente vero. Poi sento che il Signore mi vuole ora qui, a servizio di questo piccolissimo gregge e delle eventuali esigenze e richieste pastorali che dovessero sorgere. Mi tranquillizzo.

Mercoledì 7 mi reco all’Istituto teologico e, per non perdere la serie delle sorprese, mi ritrovo con corsi nuovi, diversi dai previsti. Mi chiedono di accettarli ugualmente, perché non hanno alternative al momento. Giovedì e venerdì inizio già a dare lezioni.


Infine, oggi 10: 22 anni di sacerdozio. Nessuno qui lo sa o se ne ricorda; ma non mi fa male. Né penso di renderlo pubblico. Stamani ho celebrato messa davanti a una assemblea di… 5 fedeli., vale a dire i seminaristi presenti. Però insieme a loro c’eravate tutti, di ogni luogo e di ogni tempo. E questo mi basta. Naturalmente vi chiedo una preghiera di ringraziamento a Dio per il dono fattomi, e una d’intercessione per le mie molte e inveterate debolezze e codardie.

lunedì 3 agosto 2009

Count down

Il "pezzo" seguente, come è facile dedurre, è stato composto il primo di agosto, ma solo oggi ho avuto il tempo di pubblicarlo. Perciò, nel conteggio all'indietro, siamo a -8...


1 di agosto: comincia oggi il count down in attesa della partenza per l’Italia, l’undici. Sono al “meno dieci”. Ci starò fino al primo di ottobre e già mi assalgono i miei assurdi dubbi: quanto mi mancherà la gente di qua? Che difficoltà linguistiche e ambientali dovrò superare in Italia e al mio ritorno, dopo tanti giorni fuori? Riuscirò a portare a termine tutte le cose che vorrei e dovrei fare in Italia? E così via… Stupidaggini che fanno parte della mia vita e che forse mi accompagneranno sempre. Tanto già so che non hanno risposta o fondamento; o che ce l’hanno in base alle esperienze passate. Ma poi, la storia è davvero maestra? Chissà?!? Noi alunni ricadiamo negli stessi dubbi e ripetiamo i medesimi errori. Ergo, o sono irrimediabilmente perduti gli alunni; o è testardamente falso il detto sulla storia maestra. Magari semplicemente dovranno imparare a convivere la perfezione concettuale del detto, e la graduale e altalenante perfettibilità del camminare dell’uomo, con i suoi vertici e le sue cadute, evitando quelle che la memoria storica giudica come criminali o pregiudicanti il bene altrui. E mi fermo, se no la prossima volta implorerete affinché non venga in Italia, se devo ammorbarvi con tali contorcimenti mentali.



Sì, vengo!!! E tra i preparativi vi è, da un paio di giorni, nei momenti liberi, tornare a leggere qualcosa sulla vita di S. Giuseppe “nuesciu”, visto che devo predicare la sua novena nella mia amatissima Copertino. Da quando sono venuto via dal Salento non ho più letto una biografia del Santo copertinese. E sono passati quasi 12 anni! Qui ho trovato in biblioteca quel prezioso libretto del Parisciani che è “Estasi, carcere e santità”. Naturalmente nella traduzione spagnola. È una strana sensazione leggere di S. Giuseppe in una lingua che non è la abituale relazionata a lui. Ripetere episodi ambientati in una cultura e geografia totalmente differenti da quelle venezuelane. Riascoltare nomi, far risuonare suoni, gustare alcuni sapori della memoria, estranei alla mia esperienza attuale. Prendendo in prestito quanto diceva Paolo VI nella canonizzazione dei martiri ugandesi, siamo chiamati a unire i loro nomi tipicamente locali a quelli dei martiri africani dei primi tempi. Una mescola a primo impatto stridente, ma che poi si dipana, poco a poco, in una armonia arricchente e nuova.



Babuquena è uno di questi nomi locali, assurdamente esotico per noi italiani. Il villaggio a cui si riferiscono le ultime foto pubblicate nel link sulle mie esperienze venezuelane. Ci sono stato circa un mese fa per celebrare un triduo in onore di S. Maria Ausiliatrice. Il momento più suggestivo è stato quello del sabato mattina, quando insieme a Sinforiano, ministro straordinario dell’Eucaristia, e a suo figlio Luisito, ci siamo arrampicati per portare la comunione a due famiglie che vivono sul costone di una montagna. È un po’ come andare da Macchia a Monte. La prima famiglia soprattutto era costituita da gente che quasi mai scende al villaggio vicino, perché la anziana non ce la fa e i due figli rimasti con lei – insieme a una nipote di 14 anni – soffrono di ritardo mentale. Ci sono andato soprattutto per confessarli, in quanto i sacerdoti della parrocchia, che visitano il villaggio una volta al mese per i numerosi impegni che hanno, non hanno tempo. Erano tre anni che un sacerdote non saliva a casa loro, pur ricevendo mensilmente la comunione. Ci si arriva per una mulattiera. E appunto una mula mi avevano procurato per non stancarmi troppo nella salita ripida, che si copre in 45 minuti circa. A metà salita ho visto che Luisito, che seguiva con suo padre attaccato alla coda della mula, non ce la faceva più. Nella mia “generosità” l’ho invitato a scambiarsi con me. Sono arrivato in cima con un fiatone di quelli reali, da perfetto uomo di città, a corto di allenamento e abitudine. Le stesse parole inciampavano nel fiato corto. Non sarà l’età?!? Bene, arrivederci in Italia.

sabato 11 luglio 2009

11 luglio: S. Benito, abad


Oggi stiamo celebrando la festa di S. Benedetto, patrono d'Europa. In verità, non gli si dà molta importanza a queste latitudini (mbé, non è che in Italia si sia messi granché meglio...) e si celebra come "memoria", neanche come "festa". In certe occasioni si avverte maggiormente la distanza geografica e culturale con l'Italia.
Distanza che spero di annullare tra un mese esatto. Proprio ieri ho comprato il biglietto aereo. Partenza l'11 agosto. Sì, mezza giornata di S. Chiara me la farò in volo. Arrivo a Bari il 12, alle 14.30 circa. Ritorno da Bari addirittura il primo ottobre...
È un tempo più lungo; ma poi risulterà molto breve per le varie visite alle comunità e, soprattutto, per i giorni della novena di S. Giuseppe a Copertino. Ho fatto di tutto per evitarla, suggerendo l'impegno mio per meno giorni, ma non ci sono riuscito. Alla fine mi è stato semplicemente comunicato che il mio nome era già stato stampato sui manifesti. Per cui le mie vacanze serviranno anche di preparazione alla novena... Per non dire che non mi sento all'altezza delle aspettative dei copertinesi nei confronti della novena. Sono gli "esercizi spirituali" del paese, con i quali si comincia il nuovo anno sociale. E io non mi sento, perché non lo sono, un predicatore. Inoltre, ho lasciato Copertino da 12 anni e, da allora, non ho avuto modo di mantenere molti contatti con "S. Giseppu nuesciu". Dovrà aiutarmi lui stesso a trasmettersi, ancora una volta, ai copertinesi. Se poi penso ai predicatori che si sono succeduti anche negli anni in cui sono stato a Copertino. O a Giovanni Iasi, che tanto bene ha fatto l'anno scorso... Mbé, meglio non pensarci, se no vado in tilt più di quanto già ci sono.

A proposito di distanze accorciate o annullate, a inizio mese abbiamo avuto la gioia di avere tra noi il Ministro generale, fra Marco Tasca, e l'Assistente generale per l'America Latina, fray Jorge. L'incontro con il Generale è stato molto fraterno e informale. Marco non è cambiato affatto. Avrà qualche chilo in più, ma gli serve per esprimere ancora più calore e fraternità nei saluti e negli abbracci. I frati venezuelani e i seminaristi sono stati piacevolmente sorpresi dal suo non stare nei protocolli e dalla sua "vicinanza" senza barriere di nessun tipo. Qui dove un titolo, fosse anche di usciere, crea autorità improprie e ridicole. Insomma, ci è piaciuto molto il suo spirito fraterno, la sua allegria, il salire dagli schemi e formalismi, la chiarezza di idee e sana decisionalità. Grazie, Marco!!... per essere stato con noi, fratello tra fratelli, e per non aver lesinato parole di amore e incoraggiamento ai tuoi confratelli del Venezuela e ai laici che ci accompagnano. Alla prossima!!