lunedì 8 luglio 2013

12/04-12/06: Due mesi in Italia

Mercoledí 12 giugno 2013. Ancora una volta scrivo in viaggio, approfittando delle ore lunghe che mi riportano in Venezuela. Stamane l’ultimo distacco, da mia sorella e dall’Italia. Il cielo annunciava una bella giornata su Bologna. La voglia di godersela, tanta. La mente già proiettata verso il Venezuela, che pure amo e sento mio. Il cuore ancora in difficoltà a staccarsi per volare e atterrare in un altro mondo, dove anche lo attendono affetto e amicizia. L’abbraccio con Lina è continuato oltre l’aeroporto. Ogni volta che ci lasciamo sento come se prendesse forma la voglia di recuperare tanto tempo non condiviso. Le giornate insieme hanno sempre il sapore della brevità e risultano corte. Sto bene a Sasso Marconi. Lina e Leo mi fanno sentire a casa. Lina poi esagera nelle attenzioni. Godo della presenza dei loro amici, ora anche un po’ miei. È occasione per incontrare amici miei che vivono da queste parti. In modo particolare, stavolta, mi ha fatto piacere rivedere gli amici di Concesio e passare del tempo con loro. Soprattutto siamo dati appuntamento per passare una giornata insieme, lasciandoci cullare dal ritornello del “ricordate?” e abbandonandoci al racconto degli anni e a chiare risate. Abbiamo pranzato e celebrato messa in casa di Liliana, nostra mamma adottiva dei tempi del postulato.
Ma andiamo con ordine nei ricordi di questi due mesi passati in Italia, scandendone le tappe. Sarebbe troppo lungo fissare tutto nello scritto, ma alcune cose le voglio registrare più per me, per riportarle al cuore attraverso la lettura, qualora decidessi accostare gli occhi alla memoria.

Madrid (13-16 aprile) – Sono partito da Caracas venerdí 12 aprile e giunto a Madrid la mattina dopo. Ho voluto fare uno scalo di tre giorni per salutare alcuni amici que vivono qui. All’aeroporto mi aspettavano Mariaje e Juanma, con i quali ho condiviso vari momenti e ho potuto conoscere la loro bella figlia Beatriz. Mi hanno ospitato i frati del convento del Rosario, nel quartiere Batán. Ho vissuto una preziosa familiarità con i frati di comunità (Angel Mariano, Enrique, Luis Esteban e Juan) e con i fedeli della parrocchia. Un pomeriggio l’ho passato insieme a padre Javier, giovane oblato conosciuto in Venezuela, e a due seminaristi del Táchira che studiano a Madrid. Un altro con padre Agapito, passionista. All’inizio pensavo che avrei potuto programmare un giorno in meno a Madrid; alla fine ho ringraziato Dio per l’esperienza di fraternità e amicizia.

Trani (Capitolo provinciale) – Davvero bello passare due settimane (ultima di aprile e prima di giugno) con i frati della Puglia, fratelli da una vita. Si è condivisa la gioia di stare insieme, oltre che spazi e momenti. Le suore della casa hanno vegliato come madri sul nostro stare bene. Alcune visite di amici hanno reso ancora più ricca e piacevole la nostra permanenza. Ci sono state naturali divergenze su alcuni aspetti della Provincia e della Custodia, senza però mai perdere la stima e l’affetto reciproci. Splendide e riposanti le passeggiate serali sul lungomare, direzione cattedrale. Trani è magica. Di sera aumenta il suo fascino. Mi porto nel cuore ogni momento.

Monte Sant’Angelo (1-31 maggio) – Il 1º maggio, dopo 18 giorni dalla mia partenza dal Venezuela, ho assaporato la fortuna di rivedere il mio splendido paese e i miei genitori. Infatti, dopo Madrid, oltre alla partecipazione alla prima parte del Capitolo provinciale, sono stato a Gravina in Puglia per l’ordinazione sacerdotale di fra Graziano, e a Copertino. Luoghi che mi hanno visto sacerdote per i miei primi 18 anni di ministero e che non potrò mai dementicare, insieme alla gente che Dio ha voluto mettere accanto al mio camminare e ai miei ruzzoloni.
È primavera. La mia prima a Monte in questi anni venezuelani. Il clima è gradevole. La natura risplende con i suoi migliori colori, aprendosi a nuova vita, dopo la morte invernale. Nel percorso di avvicinamento a Monte, ho potuto contemplare il paesaggio cambiante: le mille sfumature di verde delle zone coltivate, degli alberi e delle piante selvatiche; il giallo intenso delle ginestre, macchiato dal rosso dei fiammeggianti papaveri; la vista del mare del golfo di Manfredonia, allargarsi sempre più man mano che il pullman guadagnava metri in salita, verso la mia montagna. Uno spettacolo!! O, forse, è che non sono obiettivo. Ma come potrei esserlo?!?...
Che aggiungere a quello che ho scritto nel post precedente su Monte? Un mese da favola, senza vivere nient’altro che la normalità, intensamente, in tutta la sua densità. Dalla permanenza prolungata in casa con i miei, agli incontri sempre arricchenti con le persone e i frati. Dal paesaggio alle parole. Riporto alcune cose, cosciente di essere debitore alle altre taciute.
Ho potuto passare due splendide mezze giornate con i sacerdoti e i religiosi di Monte, insieme al vescovo mons. Michele Castoro. Ogni volta mi rallegra essere accolto come parte ministeriale di questa chiesa locale. Sono grato a loro e a tutti i montanari per come mi fanno sentire uno di loro, di casa.
L’8 maggio ho conosciuto, per caso, dopo la celebrazione della messa solenne in onore di S. Michele, Gamma, venezuelana di Barquisimeto e i suoi due amici. Sorprendente la sua intensa devozione al nostro Arcangelo, molto popolare e latinoamericana nelle forme ed espressioni. Ci siamo dati appuntamento in Venezuela, accomunati da questo legame a S. Michele.
Lo stesso giorno mi è costato emotivamente celebrare il primo anniversario di morte di zio Michele, a Manfredonia. Porto però nel cuore i momenti successivi in casa di zia Graziella e il pomeriggio trascorso con lei, Lino, Concetta, Flavia e Sveva. Bello anche il poter rivedere mia cugina Caterina. Il Signore mi ha donato parenti che fanno più ricca la mia vita familiare. E che dire poi dei tanti amici, di Monte e da fuori, che hanno riempito di presenze e gioia le mie giornate?!? Particolare la visita di Mimmo e Mariella, insieme ai loro tre figli, in occasione del 25º del loro matrimonio. Se non mi inganna la memoria, è stato il primo matrimonio da me celebrato, in quel di Porto Cesareo. Abbiamo celebrato una messa di ringraziamento molto intima, nella cappellina splendida della chiesa di S. Francesco, solo noi sei.
Mi ha fatto piacere passare del tempo con i frati del convento: fra Gian Paolo, fra Francesco Antonio, fra Salvatore Sabato (dall’Indonesia, qui per un periodo sabbatico), ai quali si è aggiunto, nell’ultima settimana, fra José Antonio Cristancho. Ho goduto dell’accoglienza e delle messe celebrate a S. Francesco la mattina dei giorni feriali, con i pochi anziani  presenti, e alla Trinità la domenica.
Due inviti a cena sono stati molto particolari. La prima a casa in Franco Salcuni, a Macchia, insieme ad amici di vecchia data e recenti, oltre a persone non conosciute prima. Differenze di età, formazione e credi; ma clima simpatico di amicizia condivisa. Con alcuni si è instaurato un interessante dialogo sulla fede, che si è prolungato fino a tarda ora, e che mi ha reso più ricco, attraverso le diverse esperienze e il confronto rispettoso. Sono tornato alle due del mattino. Cosa alla quale i miei sono poco abituati e che ha portato mio padre a chiamarmi al cellulare, all’una, per sincerarsi se stessi bene. Commovente!! La seconda cena con gli amici del liceo che vivono a Monte. Alcuni non li vedevo da parecchio. Siamo stati davvero bene, cullati dai ricordi e accompagnati dagli anni trascorsi. Il racconto delle nostre vite, seppur riassunto e frammentato, mi ha trasmesso gioia ed emozione. Ho avuto la conferma di quanto sia stato fortunato e di come il Signore mi abbia sempre circondato di belle persone.
Ripeto, sarebbe lungo fare l’elenco di tutte le persone che hanno riempito le mie giornate di volti e storie, di parole e allegria, di silenzi e riflessioni. Porto tutti e tutte nella mente, ma ancor più nel cuore. A voi il mio grazie.. per esserci stati... per esserci. Dio vi benedica e custodisca!

domenica 23 giugno 2013

Despedidas

Anochecer
Viernes 7 de junio del 2013, tarde. Me encuentro en el tren para Bolonia, última etapa antes de regresar a Venezuela. Unos días más con mi hermana y mi cuñado, y luego…¡adiós! En menos de una semana se ha consumado la usual doble separación: de Monte S. Ángelo, mi pueblo; y de Puglia, mi tierra.
Me ha costado dejar Monte, que para mí se llena siempre más de sentidos e historias, de paisajes y personas, en un mixto de pasado y presente, de realidad y memoria. En esta oportunidad, he pasado todo mayo allí. Un periodo más largo que otras veces. Un tiempo que se ha tornado y lo he vivido como un verdadero regalo. Los días acumulándose rápidos y pasados veloces.
A veces me asombra mi estupor siempre nuevo durante las estadías en mi pueblo. Cada vez me despego de él con inalterada nostalgia. No sé qué me tiene tan arraigado, como hiedra, a aquella roca desnuda, que custodia la cueva de San Miguel, vientre espiritual que nos ha engendrado a todos, pueblo y “cristianos”; seno cálido que acoge y consuela todo nuestro peregrinar, que regenera a la vida y nos devuelve a diarios retos y luchas.
Infaltablemente me sobrecoge el zambullido del corazón cuándo se acerca la hora de la partida, del “desgarro”. Como a hiedra…Y te das cuenta que, a cada arranque, las raíces se vuelven siempre más hondas. Y ya sabes, puedes prever que, la próxima vez, te va a doler aún más y la nostalgia se hará más aguda.
El último día, como es praxis, es el más fuerte: despedida de la gente y los panoramas; rostros e historias de vida que llenan mente y estómago; preparación de los bagajes, pesados por cansancios interiores y continuas partidas… hasta el abrazo conmovido con mis padres, preparado anteriormente por momentos llenos de corazones destrozados y silencios grávidos de palabras abortadas.
Vacas pastando
También este año, aunque casi al final del día, me fui de paseo por la vía hacia Pulsano, logrando respetar mi personal rito de adiós. Me inebrié de olores y sonidos, junto a los colores de la primavera (las infinitas variaciones de verde; el amarillo de las ginestas; las flores silvestres blancas, amarillas, moradas, bordeaux…). Las pocas vacas con sus cencerros; los pequeños rebaños de ovejas y cabras. La visual amplia, allá abajo, de la bahía de Manfredonia. Todo eso, en la luz que precede el anochecer, especial por sus tonalidades sosegadoras y desgarradoras a la vez. Los pulmones se llenan de asombro y la mente descansa estática. Dejas de rezar con la boca y de buscar a Dios, porque te sientes envuelto en Su belleza y presencia.
Campiña
Me pregunto si peco de masoquismo buscando y viviendo tales sensaciones. Quizás si no fuera mejor encerrarse en una habitación y esperar la hora de la partida, evitando el sufrimiento frente a tanta hermosura, acrecentada y alimentada también de la lejanía y el sentido de pertenencia. Ya soy paisaje e historia. Sin embargo, me convenzo que es un sufrimiento lindo, casi necesario al vivir. No sería preciso renunciar a esto. Me conozco y sé que una vez de viaje ya me sentiré proyectado en la nueva realidad que me aguarda; pero esto no me quita la laceración que siento, sobre todo al dejar Monte, mi familia, mi gente, y parte de mi historia, elementos que me han formado, forjado y penetrado más de lo que yo mismo sepa o pueda imaginar. No me queda más, pues, que dar a todo y todos cita a la próxima vez.

domenica 16 giugno 2013

Partenza da Monte

Tramonto sul golfo, dalla via per Pulsano
Venerdí 7 giugno 2013, pomeriggio. Sono sul treno per Bologna, ultima tappa prima del mio ritorno in Venezuela. Ancora qualche giorno con mia sorella e mio cognato, e poi via. In meno di una settimana si è consumato il solito doppio strappo: da Monte S. Angelo, il mio paese; e dalla Puglia, la mia terra.
È stata dura lasciare Monte, che per me si riempie sempre più di significati e storie, di paesaggi e persone, in un misto di passato e presente, di reale e memoria. C’ho trascorso tutto maggio. Un periodo più lungo di altre volte. Un tempo che si è rivelato ed ho vissuto come vero dono. I giorni accumulatisi rapidi e passati veloci.
A volte mi meraviglio del mio stupore sempre nuovo durante le permanenze al mio paese. Ogni volta me ne distacco con inalterata nostalgia. Non so che mi tiene tanto abbarbicato come edera a quella nuda roccia, custode della grotta di San Michele, ventre spirituale dal quale siamo stati generati, paese e “cristiani”; grembo caldo che accoglie e consola ogni nostro peregrinare, che rigenera alla vita e rimanda a quotidiane sfide e lotte.
Immancabilmente mi sorprende il tuffo al cuore quando si avvicina l’ora della partenza, dello “strappo”. Come “edera”, appunto. E ti accorgi che, ad ogni strappo, le radici diventano sempre più profonde. E già sai, puoi prevedere che, la prossima volta, ti toccherà una sofferenza più forte e una nostalgia più acuta.
L’ultimo giorno, come da prassi, è il più duro: saluti alle persone e ai panorami; volti e storie che affollano mente e stomaco; preparazione dei bagagli, pesanti di stanchezze interiori e ripartenze... fino all’abbraccio commosso con i miei, preceduto da cuori gonfi e silenzi gravidi di parole abortite.
Ginestre sulla strada per Pulsano
Anche quest’anno, benché quasi alla fine della giornata, sono riuscito ad andare sulla via per Pulsano, rispettando il mio personale rito di arrivederci. Mi sono inebriato dei colori della primavera (le infinite variazioni di verde; il giallo delle ginestre; i fiori selvatici gialli, bianchi, viola, bordeaux...), degli odori e suoni. Le poche mucche con i loro campanacci; le piccole greggi di pecore e capre. La visione in basso del golfo di Manfredonia. Il tutto alla luce che precede il tramonto, speciale nelle sue tonalità calme e struggenti a un tempo. I polmoni si riempiono di meraviglia e la mente riposa estatica. Smetti di pregare con la bocca e ci ricercare Dio, perché ti senti avvolto nella sua bellezza e presenza.
Mi chiedo se pecco di masochismo nel cercare e vivere simili sensazioni. Chissà se non sarebbe meglio chiudersi in una stanza e aspettare la partenza, evitando la sofferenza di fronte a tanta bellezza, accresciuta e alimentata anche dalla lontananza e dal senso di appartenenza. Sono ormai paesaggio e storia. Ma mi convinco che è sofferenza bella, quasi necessaria al vivere. Non sarebbe giusto rinunciarvi. Mi conosco e so che una volta in viaggio sarò già proiettato nella nuova realtà che mi attende; però ciò non toglie la lacerazione che si prova, soprattutto nel lasciare Monte e i miei e la mia storia, elementi che mi hanno formato e sono penetrati in me più di quanto io stesso sappia o possa immaginare. Non mi resta perciò che dare, a tutto e tutti, appuntamento alla prossima.





giovedì 21 marzo 2013

San Francesco, Papa Francesco e il Movimento 5 Stelle


Nel sito di Grillo c'è questo articolo che esalta il Papa Francesco con, tuttavia, una lettura un pò distorta di San Francesco. Te la sentiresti di commentarlo sottolineando il positivo e specificando meglio su san Francesco? Se ti va lo vorrei proporre per il sito Uccronline.it che in questi giorni ha aiutato a fare chiarezza sui tentativi di infangare Papa Francesco. Se non ti senti di farlo, sai indicarmi un frate che conosce Francesco e che è capace di parlarne? Sappimi dire Ciao

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Articolo
"L'importanza di chiamarsi Francesco. Nessun papa ha mai avuto il coraggio, perché di vero coraggio si tratta, di chiamarsi Francesco. Il santo che la Chiesa voleva bruciare come eretico, il poverello di Dio che si scagliò con il solo esempio contro la lussuria dei cardinali del suo tempo. Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 2009. Era il santo adatto per un MoVimento senza contributi pubblici, senza sedi, senza tesorieri, senza dirigenti.
Un santo ambientalista e animalista. La politica senza soldi è sublime, così come potrebbe diventare una Chiesa senza soldi, un ritorno al cristianesimo delle origini. I ragazzi del M5S a Woodstock a Cesena nel 2010, si auto definirono i "pazzi della democrazia", così come i francescani erano detti i "pazzi di Dio". Ci sono molte affinità tra il francescanesimo e il M5S. C'è qualcosa di nuovo in questa primavera 2013, un terremoto dolce. Il nome Francesco scelto da papa Bergoglio, un gesuita di mamma genovese, è già molto, per ora mi può bastare, poi si vedrà. E' il primo papa "low cost". Stanno già scavando nel suo passato, dalle letterine di scuola delle compagne, alla sua vita prima di diventare prete, ai rapporti con la dittatura argentina, per trovare ogni più piccola ombra e questo me lo rende simpatico. Quali papi sono stati crocifissi dalla stampa mezz'ora dopo essere stati eletti?
Nel libro "Il Grillo canta sempre al tramonto" scritto lo scorso dicembre con Fo e Casaleggio quest'ultimo diceva "Non deve essere un caso che non esista un papa che si sia fatto chiamare Francesco. Noi abbiamo scelto appositamente la data di San Francesco per la creazione del MoVimento. Politica senza soldi. Rispetto degli animali e dell’ambiente. Siamo i pazzi della democrazia, forse molti non ci capiscono proprio per questo e continuano a chiedersi chi c’è dietro". Habemus papam. Per il momento il suo nome ci rallegra, speriamo che ci rallegrino presto anche le sue opere." 
Alcuni giorni fa ho ricevuto questo messaggio in Facebook da parte di Massimo Zambelli, carissimo amico di lunga data. All’inizio non avrei voluto scrivere niente; poi mi è parso gentile almeno rispondere alla sua richiesta, e ho buttato giù di getto quanto segue. Gli ho detto che ne facesse ciò che meglio gli fosse parso. Mi ha risposto che gli piaceva, che stava bene cosí e che lo avrebbe pubblicato. Ho pensato allora di condividerlo con i miei amici...
Non sapevo che il M5S fosse nato il giorno della festa liturgica di San Francesco. Mi sembra una bella scelta, forse ancora più coraggiosa di quella di un Papa che decide di assumere un tale nome. Se non è stata casuale la data scelta per nascere, allora sarebbe bene confrontarsi con un gigante della spiritualità di tutti i tempi e di tutte le latitudini. Perché è riduttivo pensare a Francesco solo come il santo dell’attenzione agli animali e al medio ambiente. Come giustamente si fa notare dai fondatori del Movimento, si tratta di un santo distaccato dal denaro, dall’avere luoghi, sedi. Ma non perché demonizzava tutto questo, bensí perché sono cose che possono far nascere e favorire logiche di potere. Più della ricchezza, Francesco era spaventato dalla corsa al potere, desiderio e tentazione forte per chiunque. Anche un povero può essere tentato dall’ebrezza del potere... Tant’è vero che Francesco annoverava, tra i suoi amici più cari, persone ricche: il nobile che gli regalò parte de La Verna; colui che invita a preparare il primo presepe a Greccio; frate Jacopa dei Settesoli, nobile romana, unica donna ammessa nella clausura, e la cui presenza richiede in punto di morte...
Francesco chiede ai suoi frati che non usino il denaro, perché strumento di potere sugli umili, che avevano il baratto come possibilità di vita. Il denaro “compra e mercifica”; lo scambio di merci valorizza il lavoro autonomo e la dignità dell’altro, che non è forza lavoro di proprietà del potente di turno. Nella fraternità francescana tutti sono chiamati a lavorare e produrre, ma nella solidarietà fraterna, non nel dominio di chi è più ricco o produce di più. Tutti godono degli stessi diritti all’nterno della fraternità. Francesco ha parole durissime per coloro che non hanno voglia di lavorare e che definisce “frate mosca”. Anche nei confronti del denaro, Francesco fa una eccezione importante nella Regola: si può ricevere, però solo per assistere gli ammalati nelle loro infermità, o per aiutare chi è nel bisogno, come si può leggere in alcuni episodi delle biografie.
La Chiesa “povera, di e con i poveri”, augurata da Papa Francesco, è una chiesa che rifugga dalle logiche di potere, così come ha detto anche ai cardinali nella sua prima allocuzione. Direbbe don Tonino Bello, una chiesa capace di mostrare “il potere dei segni” e non “i segni del potere”, appunto come fece Francesco, quello di Assisi. Il M5S sta vivendo tutto questo?!? Non voglio dare giudizi azzardati, ma dalle notizie che leggo da questa parte di mondo, pare che il morbo della politica come potere che mostra i muscoli stia attentando anche ai loro ideali di partenza. Francesco, quando il suo “movimento” cominciò a percorrere strade non sempre condivise dal fondatore, non usò parole forti contro i suoi “fratelli”, non abbandonò tutto e tutti. Si mise da parte lui!!! Rinunciò ad essere Ministro generale, per non cadere in pericolosi giochi delle parti e in tentazioni di mostrare i denti, per dedicarsi a qualcosa di molto più alto: accompagnare il suo movimento con l’esempio di vita, assumendo scelte ancora più radicali, se possibile, a livello personale, senza pretendere dagli altri ciò che egli stesso non vivesse. Tutto in un amore smisurato per i suoi frati, in un rispetto incondizionale verso ogni creatura, cominciando dagli uomini, frutto di scelte evangeliche, di un incontro-confronto con Cristo povero e crocifisso, che gli aveva capovolto il modo di pensare la vita e rapportarsi con il mondo.
La ricerca della santità, la sua ricca spiritualità evangelica sono il valore aggiunto alle scelte di Francesco, senza le quali il rischio di abbandonarsi a reazioni e logiche egoistiche o vecchie, è parecchio forte. Insomma, il confronto con Francesco e il movimento da lui creato è piuttosto forte. Riferirsi alla figura dal santo di Assisi per un movimento politico è pericoloso, perché parecchio esigente. Inoltre, credo che l’aspetto cristiano ed evangelico è imprenscindibile per capire davvero Francesco e le sue scelte di vita, e per tentare di imitarlo in verità e profondità. Altrimenti si possono affermare visioni di “taglio francescano”, ugualmente lodevoli. Se anche voler vivere “affinità” con lui è importante, tuttavia volersi rifare a lui, o chiamarlo in causa per la nascita di un movimento, richiede livelli alti, “soprannaturali” (nel senso che vadano al di là di scelte dettate dalla natura e dall’istinto terreno) per le proprie scelte ed opzioni.
Naturalmente, le affermazioni “Il santo che la Chiesa voleva bruciare come eretico, il poverello di Dio che si scagliò con il solo esempio contro la lussuria dei cardinali del suo tempo” sono fuori da qualsiasi verità storica ecclesiale e francescana. Basta conoscere solo un poco la storia del santo assisiate, per sapere che mai la chiesa volle bruciarlo come eretico, né mai lo sfiorò l’idea di passare all’eresia. Francesco amava troppo la Chiesa, quella del suo tempo corrotta e santa, come in tutti i tempi. Basta leggere i suoi scritti per rendersene conto. Anzi, il vescovo di Assisi, Guido, intuí la sua santità quando tutti lo ritenevano ancora un “pazzo”, e lo prese subito a benvolere. Il cardinale di Ostia (lussurioso?...) facilitò di molto l'incontro con papa Innocenzo III per l’approvazione della sua “Forma di vita” evangelica. Francesco chiese un cardinale(!!) come protettore del suo Ordine e lo ottenne. Insomma, Francesco sperimentò la chiesa come madre. La volle più bella, questo è vero, con il suo esempio; ma senza “scagliarsi contro”, cosa che non rientrava nel suo modo di essere né nelle sue convinzioni. Santo della penitenza-conversione, predicata con l’esempio prima di tutto. Uomo di pace e di non violenza assoluta, né verbale né fisica.
Fray Matteo Ornelli

martedì 19 febbraio 2013

Segunda parte del Capítulo general - Asís (01-17 de febrero del 2013)

Tumba de S. Francisco de Asís, mediodía del domingo 17: todos los frailes capitulares reunidos alrededor de su Padre y Fundador, para cerrar el 200º Capítulo general de la Orden. Quisiera empezar desde el final para hablar de los días que hemos transcurrido en los trabajos capitulares luego de la elección del Ministro general y su Definitorio. Porque estar allí, en aquel ambiente muy particular, todos los hermanos juntos, invocando al Espíritu Santo y confiando en la compañía espiritual de nuestro padre Francisco, confiere el sentido verdadero a lo que hemos vivido en todo el mes. Tal vez no se produjo lo que se esperaba de un punto de vista de análisis de la realidad de la Orden en el mundo actual y de proyección profética. Sin embargo, ha sido una experiencia de hermosa fraternidad, a veces no fácil por las diferencias de idiomas y culturas, ayudados e impulsados por el ejemplo de la primera fraternidad franciscana.
Conmovedor el encuentro con los restos mortales de 5 de los primeros compañeros de Francisco, exhumados unos días antes del Capítulo y repuestos en su lugar a la presencia de nosotros, hermanos suyos en la actualidad. Todos quisimos tocar las nuevas urnas en plexiglás, antes de colocarlas bajo la imagen de la Virgen con S. Francisco, fresco del Cimabue. No por costumbres necrófilas, ni para despedirlos en paz; sino para sentir cercanía con hermanos que nos han precedido en los albores del franciscanismo y han marcado pautas para sus seguidores, hasta hoy. Ha sido como querer que fluyera una energía saludar entre ellos y nosotros, para que nos transmitieran algo de los entusiasmos y radicalidad de los comienzos; y para agradecerles por su arriesgarse en pos de Cristo a la escuela de Francisco de Asís, vocación que compartimos con ellos y que sigue emocionándonos.
Pero volvamos a la tumba de Francisco, hacia la cual se han tendido nuestras manos y pensamientos durante todo el Capítulo. Como decía arriba, el último acto, la “Celebración del Mandato”, ha sido muy conmovedor. Varios fatigamos mucho para detener las lágrimas. Sentíamos lo que experimentaban los compañeros de Francisco cuando tenían que despedirse de su “padre y fundador”, al finalizar un capítulo general. El pesar y la nostalgia de los “adiós”, al padre y a muchos hermanos, cada cual para regresar a sus propios lugares, llevando el testimonio de fe con el ejemplo de una vida verdaderamente fraterna, predicando la paz y alegría frutos de conversión evangélica, gastándose para difundir y afianzar la utopía del reino de Dios.
Significativas las palabras que nos han acompañado en la celebración. Cada Presidente de Conferencia encendió una lámpara y, al lado del altar con la urna de S. Francisco, leyó una invocación al Espíritu Santo sobre nuestras vidas y obras. No creo que fue casual lo que le tocó leer a cada uno. Tal vez, se podría entender como el motivo inspirativo que Dios quiso donarnos. A Carlos Trovarelli, por la Falc, le tocó la siguiente oración: “Ven, oh Espíritu Santo, y convierte nuestras Comunidades en lugares de auténtica fraternidad, donde reine el diálogo, el respeto profundo y sincero a la diversidad, donde el amor y la misericordia superan cualquier división. Haznos Fraternidades ‘contagiosas’, que difundan en su entorno el perfume de la Caridad”.
Siguieron dos oraciones más, que vale la pena traducir y rezar de vez en cuando. Una a María y la otra a San Francisco. La primera, de mons. Tonino Bello: “Santa Maria, mujer creyente, ayúdanos a tener el valor de partir para volver al centro de nuestra vida. Tú, que no tuviste miedo de entregarte de pleno a la Palabra que pedía hacerse carne en ti por nuestra salud, enséñanos a dar el sobresalto de fe con la fuerza de un ‘sí’ que venza a todos los ‘si’ y ‘pero’. Llévanos a tu Hijo, la verdadera perla preciosa, y ayúdanos a entender el valor auténtico de las cosas que no tienen precio. Amén”. La segunda se puede leer en las Fuentes Franciscanas, al n. 224: “Acuérdate, o padre nuestro Francisco, de todos nosotros hijos tuyos. Tú, o santísimo, sabes perfectamente cómo, angustiados por graves peligros, sólo de lejos seguimos tus huellas. Danos fuerza para resistir, purifícanos para resplandecer, haznos fecundos para dar fruto. Haz que se derrame sobre nosotros el espíritu de gracia y oración, para que logremos la verdadera humildad que tú tuviste, guardemos la pobreza que tú viviste, merezcamos aquella caridad con que tú siempre amaste a Cristo crucificado”.

Los días anteriores se han caracterizado por un intenso trabajo capitular, en asamblea y grupos, y por un lindo compartir fraterno. La rutina ha sido rota por unos momentos e iniciativas particulares. Tres conciertos nocturnos, que disfruté mucho, organizados de manera excelente por fray Giuseppe Magrino en el escenario magnífico de la Basílica inferior. La visita de los Ministros franciscanos, la ministra internacional de la OFS y la presidenta de la MI, la Madre federal de las clarisas. Cada cual nos dirigió unas palabras de saludos y augurios. Experimentamos que tenemos una gran herencia a vivir juntos, apuntando a las muchas cosas que nos unen y afianzándolas, más bien que a las diferencias históricas que ya no tienen más sentido y lugar. La celebración de la jornada de la vida consagrada (2 de febrero) en la catedral de S. Rufino, repleta de religiosos y religiosas. En este sentido, Asís es como el Monte Athos para los ortodoxos. Tuve un pensamiento malo: que quizás hay un despilfarro de vida religiosa aquí -aunque muchas son casas de acogida o formación-, mientras que tantos lugares necesitarían de una presencia y testimonio. La visita al papa Benedicto XVI, como signo de fidelidad a la Iglesia, cuyo amor marcó a Francisco y constituye elemento esencial de su espiritualidad. Pudimos ver al Papa apenas 5 días antes de que anunciara su renuncia al solio pontificio (11 de febrero… mi cumpleaños…). En realidad, fue una experiencia “fría”, casi anónima entre el montón de gente del Aula Pablo VI, con un saludo de dos líneas de parte del Papa a los capitulares. Tal vez, faltó algo en la organización del evento… El hermoso y fraterno compartir con los obispos de la Orden, que pasaron todo un día con nosotros. La peregrinación a Osimo, para venerar al cuerpo de nuestro ilustre santo José de Cupertino, e inspirarnos a su ejemplo de mística excelsa, vivida más que descrita; a su devoción grande y sincera; a su amor para con los hermanos, aunque obligado a vivir como recluso; a su alegría y atención en las relaciones humanas; a su radicalidad en la vivencia de los votos. En la tarde, el encuentro con Maria en la Santa Casa de Loreto.

¿Qué añadir más? Siento que Dios me ha regalado una experiencia bella y enriquecedora, a través del encuentro con Francisco en su patria, y el compartir con hermanos frailes de todo el mundo. Unido a la belleza del paisaje, al cual el ojo no se habitúa y hace siempre nueva y asombrada la mirada; y la sensación de rapto casi místico que te dan unos lugares e iglesias. Encima, el Señor nos donó días despejados, casi sin frío, raros para el invierno italiano, que nos permitieron disfrutar aún más todo el evento, llenando de luz ojos y corazones.