martedì 21 febbraio 2012

In viaggio a Costarica e Cuba

2 gennaio: festa della Presentazione di Gesú al tempio e Giornata della Vita Consacrata, che mi trovo a vivere in un modo molto particolare, come viaggiatore, tra La Habana (Cuba) e Alajuela (Costarica), le attese e pratiche aeroportuali e circa tre ore di volo. Inizio a scrivere queste righe nella stanza del convento di La Habana mentre i frati sono riuniti in Capitolo con il Ministro provinciale della Marche, fra Giancarlo Corsini, al termine della sua visita canonica a questa delegazione missionaria. Io sono proiettato verso il viaggio di ritorno in Venezuela, nel pomeriggio, con scalo lungo in Costarica. Sono passate poco piú di due settimane dalla mia partenza da Caracas, diretto a San José di Costarica e Cuba. Sono stati giorni di impegno in qualitá di Custode, per i colloqui in Costarica con i frati venezuelani lí presenti e il loro responsabile, fray Fernando, e per la settimana annuale dedicata all’Assemblea dei ministri, custodi e delegati dei francescani conventuali in America Latina. Ho avuto anche l’occasione di vivere momenti di turismo, e la gioia di condividere alcuni giorni con i nostri frati de La Habana.

Costarica – Vi ho trascorso i primi tre giorni. Sono molto grato a Dio per aver trovato i miei frati venezuelani contenti e sereni. I frati costaricensi li hanno accolti come veri fratelli. D’altronde ho potuto sperimentare in prima persona, qualora avessi bisogno di una ulteriore conferma, il loro squisito senso di accoglienza e di fraternità. Per una intera giornata ho potuto rilassarmi alle terme del vulcano Arenales, insieme a fray Marcos (Costarica), fray Jair (Colombia) y fray Yovany (venezolano in Costarica), cullato e massaggiato dall’acqua calda di un ruscello che scende dal vulcano, immerso in un paesaggio grazioso, curato dai responsabili delle terme del Tabacón. Nel contempo ho potuto vedere qualcosa del Costarica durante il viaggio al vulcano, della durata di più di due ore.

Cuba – La parte più lunga del viaggio... Sono arrivato il pomeriggio del 20, atteso all’aeroporto dai frati Silvano e Roberto, amicissimi di lunga data, dai primi tempi della mia scelta religiosa, tra i fondatori della missione a Cuba. Il 21 è arrivato anche fray Hernan dall’Uruguay e ci siamo dedicati a una prima visita del centro storico de La Habana. Come avró occasione di vedere anche nei giorni della mia permanenza presso i frati, il cui convento si trova nella centralissima Calle Cuba, la città vecchia è un vero gioiello. Immagino cosa dovesse essere quando tutti i palazzi antichi erano nel loro splendore. Oggi moltissimi avrebbero bisogno di restauro, anche se c’è da riconoscere che tanti lavori si sono fatti e altri cantieri sono aperti, grazie alla visione e senso artistico del Historiador de la Ciudad, Eusebio Leal. In alcune parti sembra di essere appena usciti da una guerra o calamità naturale... È come una bellezza bisognosa di maquillage. Un gioiello da lucidare, affinché riacquisti la preziosità del diamante e non solo il luccichio del vetro smerigliato. Una forma da sanare, perché consumata spesso dall’interno e negli interni, e flagellata dalle incurie del tempo. Patrimonio culturale dell’Unesco, da recuperare al suo splendore e restituire al mondo. Sforzo e lavoro grandi, per fortuna giá iniziati.

Un giorno del convegno è stato dedicato alla visita di Matanzas, la prima nostra presenza francescana conventuale a Cuba. L’insenatura in cui si trova la città è uno spettacolo, unita alla vicina bellezza della estesa spiaggia caraibica di Varadero. Molto interessante la visita allo studio teologico ecumenico protestante, dove siamo stati accolti in un modo spettacolare e dove i frati sono di casa, condividendo amicizia e collaborazione con i nostri fratelli separati. Per la prima volta, da quando sono in America Latina, ho sentito fraternità cristiana e non conflitto istituzionale. Ho potuto riabbracciare, dopo vari anni, il mio “vecchio” maestro di noviziato, fra Fernando Maggiori. Un santo!!! Venerato e amato, adottato dalla città; ancora piú semplice, sorridente ed essenziale, persino nella sua persona, ora che ha compiuto 80 anni ben portati. Insieme a lui ho riabbracciato fra Luigi Moretti, guardiano del convento, compagno di tante giornate in Assisi e di una amicizia mantenuta fresca, malgrado le poche occasioni di incontrarsi. Il resto dei frati – José e Julio – ci hanno fatti sentire di casa.

I lavori assembleari sono stati portati avanti a un ritmo intenso, peró senza mai perdere la allegria e il piacere di stare insieme come frati. L’unico “fastidio”, iniziato già dal primo giorno dell’assise, è stato uno sfogo della pelle, a livello toracico, rivelatosi poi un herpes, fuoco di Sant’Antonio, per fortuna leggero (ancora peró non mi ha abbandonato la compagnia “infuocata” del santo da poco festeggiato). Alcuni temi sono stati forti; ma non abbiamo smesso di cercare soluzioni in comune e di appoggiarci mutuamente. Quasi ogni sera, dopo la cena, siamo usciti in gruppo a passeggio, visitando parti della città nuova, dove era situata la Casa Sacerdotale che ci ospitava: Piazza della rivoluzione; el Paseo del Vedado; il Lungomare (lunghissimo e, per me, nostalgicamente bello); la Calle 23...

Dopo l’assemblea mi sono fermato nel nostro convento de La Habana, come giá detto sopra, in attesa della partenza. Oltre a Silvano e Roberto, ho condiviso spazi e tempi con Paulino, frate messicano di comunità, e Raúl, postulante; nonché con fra Giancarlo e fra Firmino, in visita alla missione. Insieme a loro ho camminato la città dei turisti e quella dei cubani, affascinato e messo in questione dalla bellezza e dai contrasti, percepiti piú a pelle che approfonditi attraverso una riflessione critica. Non voglio azzardare giudizi. Non sarebbe corretto né giusto, non conoscendo a fondo la storia e le condizioni di questo popolo e della sua gente bella. Ognuno si fará il suo quando avrà la fortuna di visitare l’isola, magari fermandosi più giorni e addentrandosi in percorsi ed esperienze meno turistiche, guidato da uno sguardo sereno e senza pregiudizi di sorta. Dei nostri frati posso dire che fanno un bel lavoro pastorale, di vicinanza e accompagnamento rispettosi. La fede cristiana sta lentamente tornando a farsi più presente, in quanto a numero di fedeli e riferimento spirituale. Non è il lavoro pastorale normale delle altre realtà francescane in America Latina. È piú uno stare con e in mezzo alla gente, con spirito francescano di servizio umile. Accanto al restauro fisico della cittá vecchia, patrimonio dell’umanità, i frati stanno cercando di rendere più bella e piena la vita dei cubani, attraverso quel patrimonio per la umanità che è il vangelo di Cristo, vissuto alla scuola di Francesco di Assisi.

lunedì 20 febbraio 2012

Viajando por Costa Rica y Cuba

2 de enero: fiesta de la Presentación de Jesús al templo y Día de la Vida Consagrada, que estoy viviendo en una manera muy particular, como viajero, entre La Habana (Cuba) y Alajuela (Costa Rica), entre las esperas y prácticas aeroportuarias, y alrededor de tres horas de vuelo. Inicio a escribir estas líneas en la habitación del convento de La Habana, mientras los frailes están reunidos en Capítulo con el Ministro provincial de las Marcas, fray Giancarlo Corsini, al finalizar su visita canónica a esta delegación misionera. Yo estoy proyectado hacia el viaje de vuelta a Venezuela, en la tarde, con una larga escala en Costa Rica. Han pasado poco más de dos semanas desde mi salida. Han sido días de compromiso como Custodio, por los coloquios en Costa Rica con los frailes venezolanos, allá residentes, y su responsable, fray Fernando, y por la semana anual dedicada a la Asamblea de Ministros, Custodios y Delegados de los franciscanos conventuales en América Latina. Tuve chance también para unos momentos de turismo, además de la alegría de compartir unos días de vida “cotidiana” con nuestros frailes en La Habana.

Costa Rica – Pasé en este país los primeros tres días. Estoy muy agradecido a Dios por hallar a mis frailes venezolanos alegres y serenos. Los frailes costarricenses los han recibido como verdaderos hermanos. Además, pude experimentar personalmente, si acaso hiciera falta una ulterior confirmación, su exquisito sentido de acogida y fraternidad. Durante todo un día pude relajarme en las termas del volcán Arenales, junto a fray Marcos (Costa Rica), fray Jair (Colombia) y fray Yohanny (venezolano), mecido y masajeado por el agua caliente de un arroyo bajante del volcán, inmerso en un lindo paisaje, cuidado por los responsables de las termas del Tabacón. Asimismo, pude ver algo de Costa Rica durante el viaje al volcán, que dura más de dos horas.

Cuba – La parte más larga del viaje… Llegué la tarde del 20, aguardado en aeropuerto por fray Silvano y fray Roberto, amigos muy entrañables desde hace mucho tiempo, desde casi los primeros momentos de mi ingreso a la vida religiosa, entre los fundadores de la misión en Cuba. El 21 llegó también fray Hernán de Uruguay, así que nos dedicamos a una primera visita al casco histórico de La Habana. Como tendré ocasión de averiguar durante mi estadía, sobretodo en mis días con los frailes de aquí, cuyo convento se encuentra en la centralísima Calle Cuba, la ciudad vieja es una verdadera joya. Pienso en qué pudiera ser cuando todos los palacios antiguos lucían en su esplendor. Hoy muchísimos tendrían necesidad de restauración, aunque hay que reconocer que mucho se ha trabajado y otras obras se están llevando a cabo, gracias a la visión y sentido artístico del Historiador de la Ciudad, Eusebio Leal. En algunas partes, en varios rincones parece haber apenas salido de una guerra o calamidad natural… Es como una belleza a la cual hace falta maquillaje. Una joya para pulir, de manera que recobre la preciosidad del diamante y no sólo el relucir del cristal esmerilado. Una forma de sanar algo consumido, carcomido, a menudo, desde dentro y en sus internos, flagelado por las incurias del tiempo. Patrimonio cultural de la Unesco, que hay de recuperar a su esplendor y restituir al mundo. Esfuerzo y compromiso notables, que por suerte ya arrancaron y cuyos resultados iniciales son alentadores.

Un día del convenio se dedicó a un tour a Matanzas, la primera presencia nuestra en Cuba. La bahía en que queda la ciudad es un espectáculo, junto a la cercana belleza de la extensa playa caribeña de Varadero. Muy interesante la visita al estudio teológico protestante, donde fuimos recibidos muy familiarmente y donde los frailes son amigos muy allegados, compartiendo amistad y colaboración. Por primera vez, desde cuando estoy en América Latina, he advertido hermandad cristiana, pese a ser hermanos separados, y no conflicto institucional. Pude volver a abrazar, después de unos cuantos años, a mi “viejo” maestro de noviciado, fray Fernando Maggiori. ¡¡Un santo!! Venerado y amado, adoptado por la ciudad; aún más sencillo, sonriente y esencial, hasta en su semblante, ahora que tiene 80 años muy bien llevados. Junto a él, abracé a fray Luigi Moretti, guardián del convento, compañero de tantos días en Asís, amistad mantenida fresca, a pesar de las pocas ocasiones de encontrarse. Los demás frailes – José y Julio – nos hicieron sentir de casa.

Las labores asamblearias fueron llevadas adelante con un ritmo intenso, sin nunca perder la alegría y el gusto de estar juntos como hermanos. La única “molestia”, empezada ya el primer día, ha sido un brote en la piel, un herpes a nivel torácico, por suerte leve. Algunos temas han sido fuertes; sin embargo, no dejamos de buscar soluciones en común y de apoyarnos mutuamente. Casi cada noche, luego de la cena, salíamos a pasear en grupo, visitando partes de la ciudad nueva, donde se ubica la Casa Sacerdotal que nos hospedaba: Plaza de la Revolución; Paseo del Vedado; el Malecón (muy largo y, para mí, nostálgicamente bello…); Calle 23; etc.

Después de la asamblea me detuve en nuestro convento de La Habana, como ya dicho, en espera de mi salida de la isla. Además de Silvano y Roberto, compartí espacios y tiempos con Paulino, fraile proveniente de México, y Raúl, postulante cubano; más fray Giancarlo y fray Firmino, de visita a la misión. Junto a ellos he caminado la ciudad de los turistas y la de los cubanos, cautivado y cuestionado por su belleza y sus contrastes, percibidos más a piel que profundizados a través de una reflexión crítica. No quiero dar juicios azarosos. No sería justo ni correcto, no conociendo a fondo historia y condiciones de ese pueblo y de su gente bella. Cada cual podrá formularse un juicio propio cuándo tenga la suerte de visitar la isla, de repente deteniéndose varios días y adentrándose en recorridos y experiencias menos turísticos, guiado por una mirada serena y sin prejuicios, ni en pro ni en contra. Sobre nuestros frailes puedo decir que llevan para adelante un precioso trabajo pastoral, de cercanía y acompañamiento respetuoso. La fe cristiana está lentamente volviendo a hacerse presente, en relación a cantidad de fieles y referencia espiritual. No es la labor pastoral normal en las demás realidades franciscanas de AL. Es más un “estar” con y en medio de la gente, con espíritu franciscano de servicio humilde. Junto a la restauración física de la ciudad vieja, patrimonio de la humanidad, los frailes están buscando de hacer más bella y plena la vida de los cubanos, a través de aquel patrimonio para la humanidad que es el evangelio de Cristo, vivido a la escuela de Francisco de Asís.

mercoledì 15 febbraio 2012

53 anni

È ormai una tradizione quella di scrivere impressioni e cronaca dei miei compleanni in Venezuela. Non credo risulti granché interessante per chi legga. È più un esercizio meditativo; un voler mettere al corrente i miei amici; un poter ricordare un giorno, rileggendomi.

Il compleanno di quest’anno si è caratterizzato per il “movimento”, prima durante e dopo. La mattina del 9 sono partito alle sei da Barinas, dove mi trovo per sostituire un frate che deve sottoporsi a un delicato intervento al cuore, e dove dovrei restare per dei mesi, finché non si riprenda. Diretto al seminario, ci sono arrivato alle sei di sera, per vari servizi che fray Franklin aveva previsti durante il percorso, che dura intorno a cinque ore. Dopo mezz’ora ho celebrato messa con i seminaristi.

Venerdí 10 sono stato invitato a pranzo, a San Cristobal, da una carissima amica e i suoi due figli, che non vedevo da mesi. Abbiamo condiviso allegria, esperienze ultime, impressioni e progetti. Momenti belli di amicizia vera. Alle quattro del pomeriggio mi sono recato, con fray Franklin, fray Javier e Lucila (la cuoca del seminario), a Michelena, a casa di fray Daniel, per celebrare la messa dell’ultimo giorno del novenario di preghiera per Joseito, il fratello giovane, morto per un malore. Non si é trattato di qualcosa di dovuto come Custode. Conoscevo abbastanza bene José ed abbiamo condiviso ore serene e allegre, insieme ai suoi fratelli e sorelle. Ho trovato un clima molto accogliente e sereno, che ha facilitato la celebrazione e le parole che ho dovuto dire, al di lá del naturale dolore.

Sabato 11, giorno del mio compleanno, ho presieduto la messa per i seminaristi. Il vangelo del miracolo di Cana mi ha dato occasione per ricordare che solo Gesú puó rinnovare sempre il sapore e la gioia nella vita di una persona. Con i nostri sforzi umani possiamo solo riempire freddi recipienti di pietra, fragili; con acqua, buona per dissetarsi e lavarsi, per soddisfare i bisogni piú elementari. La gioia e il sapore sono propri del vino. Chi puó compiere il miracolo, e non desidera nient’altro che questo, è Gesù, se abbiamo la saggezza e furbizia di affidarci alla sua parola e fidarci di Lui. La festa della Madonna di Lourdes (vale a dire l’apparizione di Maria come Immacolata) mi ha portato a pensare che la santità più grande non è qualcosa di astratto e alieno dall’uomo e la sua storia. Si sposa piuttosto con l’umiltà e la carità. Maria appare a una umile fanciulla di un paesino sperduto, alla quale deve parlare in dialetto perché capisca. Ho supposto che la finalità dell’apparizione fosse trasmettere che la vera santità, perfino la più alta di chi non ha conosciuto peccato, ti porta non ad allontanarti e isolarti dal mondo; ma a prenderti cura dei più poveri e sfortunati, di coloro che sono “infermi”, non sono “fermi” da un punto di vista fisico, spirituale e morale. A colazione i giovani mi hanno fatto la sorpresa di una torta preparata da loro e mi hanno cantato il compleanno. Li amo!! Subito dopo è venuta a trovarmi K., a cui voglio bene come a una di famiglia, a una nipote, e che mi riempie di attenzioni e amore. Mi ha portato “quesillo” preparato da lei, e una torta preparata da sua madre. Ci siamo intrattenuti circa un’ora a parlare e passeggiare per lo splendido seminario. La adoro!! Alle undici del mattino via verso Barinas, insieme a fray Pedro e due giovani. Arrivato alle cinque del pomeriggio, ho fatto una doccia e mi sono preparato per celebrare la messa dei neocatecumenali, alle otto. Ero abbastanza stanco, ma felice allo stesso tempo. Naturalmente, durante tutto il giorno sono stato accompagnato da messaggi e chiamate di auguri, che mi hanno commosso. Prima di andare a letto ho aperto la posta e fb e mi sono sentito inondato da tanto calore e amicizia. Mi sono immerso in questi sentimenti e mi sono lasciato cullare. Un ultimo pensiero va a una carissima amica e punto di riferimento nella mia vita, che non c’è più e che festeggiava il suo compleanno in questo stesso giorno. Si tratta di Nicoletta Arena, maestra elementare, maestra di vita e fede. Una di quelle figure che segnano la storia di un paese e che ha significato tanto per molti di varie generazioni. Da lassú continuerà a seguire, con competenza e amore grandi, noi, suoi ex alunni, cresciuti e magari piú complicati di un tempo, ma eternamente riconoscenti a Dio per avercela fatta incontrare e aver potuto godere dei suoi insegnamenti ed esempi.

Domenica 12... piena attività pastorale, con la celebrazione di tre messe nella parrocchia di Barinas, due delle quali nelle non-cappelle di Punta Gorda e Mi Jardin. Un clima parrocchiale che mi piace, anche se non posso legarmi o affezionarmi troppo a questa realtà, vista la provvisorietà dell’esperienza e il nomadismo che mi attende nei prossimi mesi.

Termino con le parole e i concetti espressi brevemente su facebook a tutti coloro che mi avevano fatto gli auguri, su questo sito o in altro modo. “Che dire?!? La solita, grande, eterna, bella parola: GRAZIE!! E ancora GRAZIE!! Pensavo stavolta di riuscire a non commuovermi. Invece, mi avete sorpreso e preso in contropiede ancora una volta, con presenze ed espressioni di amicizia traboccanti. Che fa che In Italia c'é neve e il freddo é pungente, se poi i vostri cuori sono pieni di calore, capace di sciogliere lacrime e sentimenti!! Un abbraccio grande a tutti e a ciascuno. Vi voglio un oceano di bene”.

PS. In occasione del compleanno, allo scritto ho aggiunto delle canzoni che hanno cadenzato il ritmo dei miei giorni e che nel momento ricordavo, fischiettavo... Quest’anno non ne avevo pronte. La più fischiettata è stata una dei miei adorati Dire Straits. Poi, oggi, guardando la televisione e sintonizzandomi su Rai International, ho visto l’inizio di Sanremo. Bellissimo il momento comico di Luca e Paolo. Al primo intervallo hanno passato alcune canzoni delle edizioni anteriori, tra le quali questa stupenda di Patty Pravo, i cui autori sono Vasco Rossi e Alessandro Curreri. Ricordo che mi piacque da subito. Struggente l’inizio al piano, calda la voce di Patty Pravo, fantastico l’apporto del sax soprano. Non mi ritrovo in tutte le parole della canzone, peró queste mi sembrano molto belle: “La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me... Portami al mare, fammi sognare e dimmi che non vuoi morire...”. Vi invito ad ascoltarla e lasciarvi cullare dalla magia di musica e voce.

http://youtu.be/omdYdjXqB2Y

martedì 3 gennaio 2012

La despedida del 2011

Sensación rara la de despertarse el último día de un año viejo, o el primero de uno nuevo. Como si, en un instante, se te haga presente todo lo acaecido en el año, el 31 de diciembre, con su usual mixto de sentimientos contrastantes: agradecimiento por las cosas bellas, alivio por aquellas feas y que ya echaste a tus espaldas. Pero también con en los ojos la perspectiva de lo que te aguarda o esperas poder vivir, el 1 de enero, acompañado por esperanzas y desengaños, cuyas proporciones dependen más de las circunstancias que el avanzar de la edad.

El último día del año es, por lo general, ocasión de balances. Ha sido un año de dos facetas, así para dividirlo en manera sumaria, descuidando detalles y matices. Antes y después del Capítulo custodial. He pasado de la vida tranquila y ya asentada del seminario y de la enseñanza teológica, a una más improvisada e imprevisible de Custodio. Del paraíso climático y paisajístico de Palmira, al calor y zancudos de Guanare. Desde luego, las personas son muy cariñosas y me encanta la relación con gente “normal”, de toda edad y categoría. Lamentablemente, Guanare representa casi un lugar de apoyo, una comunidad de referencia. Porque mi campo es la Custodia entera, y cada convento es “mi” comunidad. He pasado de una vida estancial, sedentaria, a una casi nómada. El nomadismo creo va a ser la característica de mis próximos años como Custodio. Categoría bíblica, pero difícil de vivir y digerir. Gracias a Dios, salvo el incómodo de cambiar a menudo de lugar, por doquier experimento el don de la acogida fraternal, por parte de frailes y laicos. Al mismo tiempo no puedo no echar de menos las hermosas relaciones humanas que se habían instaurado estando en seminario. La posibilidad de verse se ha reducido notablemente. Ascesis y costo de una elección religiosa, en particular si franciscana.

¿Mi despertar el día 31? Con los ojos vueltos hacia el cielo raso, entre las líneas de conexión del anime, inmerso en pensamientos sin contenido. Estaba pensando en mi año. Me ha distraído un mensaje al celular, inesperado, en el cual se agradecía a Dios por el don de la amistad. ¡¡Qué bello!! Pensé que, de veras, es un don del cual el Señor ha llenado mi vida y el año que está al punto de terminar. Con amistades inesperadas, nuevas y conmovedoras. Con otras viejas, consolidadas y consolantes. Me ha parecido preciso y alentador empezar con el agradecimiento.

Me acordé de mi estado de ánimo el año pasado en esta misma temporada. Pude volver a ver, nítidos, los fotogramas del 31 de diciembre del 2010 y del 1 de enero del 2011, el viaje “catártico” a Venegara, el encuentro con los colores de la naturaleza y la calidez de la gente de la aldea. Fueron los motivos que Dios me puso delante para que pudiera iniciar a reaccionar y salir del impasse en que me había metido. Ha pasado mucha agua por debajo de los puentes, y gracias a Dios no rompió los diques, desbordando fuera del cauce. Por eso, ¿cómo puedo no estar agradecido? Más allá del “Te Deum” que la Iglesia invita a cantar en este día, es emocionante que sea tu vida a cantar. No he superado unos desentonos, y creo que nunca lo lograré en manera total. Sé que aún me queda bastante camino; sin embargo, he vuelto a sentir el ritmo del corazón y las voces compañeras del coro. Canto y marcho, marcho y canto, como enseña S. Agustín.

Después de haber despertado, rezado y desayunado, compartí la mañana con las dos familias de voluntarios italianos de la Orden Franciscana Seglar, quienes, por tres años cada una, vivieron aquí en Guanare en el barrio popular y un poco peligroso de “La Importancia”: Marco e Ilaria, con los hijos Lorenzo, Giacomo e Stella; Eugenio y Elisabetta, con Teresa, Sara, Giovanni Paolo y Pietro. Fuimos a visitar a las clarisas. Me sentí calentado por su presencia y amistad, y regocijado por el alboroto de los niños. Sara, de quien soy padrino de bautismo “por representación”, así como hace a menudo cuando me encuentra, brincó sobre mis brazos, se agarró a mi cuello, y me derritió el corazón de alegría. Sus abrazos y su ternura rebosantes son terapéuticos.

Al atardecer volví al monasterio para celebrar la misa de fin de año, a las 8.00 pm, para las cuatro clarisas y cuatro hermanas más de otras congregaciones que viven cerca del santuario nacional. En el breve trayecto me acompañó una puesta del sol “llanera”, serena y conmovedora, de aquellas que transmiten nostalgia y consuelo. No eran los colores vivos del año pasado hacia el páramo del Zumbador, que servían para restituirme la vida y las sensaciones que necesitaba en aquel entonces. A la misa siguió la cena y la adoración eucarística hasta casi medianoche, para recibir el nuevo año junto a Dios. Me hizo recordar las vigilias hasta la medianoche, junto a la fiesta, que se organizaban en parroquia el 31 de diciembre, años luces atrás, cuando yo era joven… Luego hemos destapado una botella de vino espumante de… manzana, brindado al nuevo año, disparado unos pequeños fuegos artificiales, y, finalmente, me fui a acostar en la hospedería. Mientras casi todo el mundo afuera, distante, se lanzaba en ruidos mucho más fuertes, en sonidos agudos aturdidores, en el ritual a menudo vacío de felicitaciones banales y superficiales. Manera insólita este año de despedir al año viejo y dar la bienvenida al nuevo. Sin embargo, me han gustado su calma y la fraternidad compartida.

¿El despertar del día 1 de enero? Algo cansado. Cuesta dar la despedida a un año, aunque viejo. Luego la vida normal, con sus cosas lindas del día anterior, de casi todos los días: misa, oración de la liturgia de las horas, desayuno, charlas y amistad. El trayecto de retorno a Guanare en compañía de una luz hermosa, tersa, límpida. Sin tráfico. Hasta Guanare luce preciosa, con sus calles aún vacías, sin el caos del tráfico cotidiano, pero lista para volver a echarse en el alboroto del año apenas pasado, de siempre.

¡Feliz 2012 para todos! El Señor nos dé la paz y haga que nuestros días rebosen de su presencia, para que nuestro tiempo sea siempre más pleno de vida y sentido.

domenica 1 gennaio 2012

Addio al 2011

È una sensazione strana quella di svegliarsi l’ultimo giorno di un anno vecchio e il primo di uno nuovo. Come se in un attimo avessi presente tutto ció che hai vissuto, il 31, con il solito misto di sentimenti contrastanti, di ringraziamento per tante cose belle, di sollievo per quelle brutte e che ti sei lasciato alle spalle. Ma anche con negli occhi la prospettiva di tutto ció che ti aspetta o speri poter vivere, l’1, accompagnato da speranze e disinganni, le cui proporzioni dipendono piú dalle circostanze che dall’avanzare dell’etá.

L’ultimo dell’anno è anche occasione di bilanci. È stato un anno a due facce, per dividerlo a grandi linee, facendo torto ai dettagli e alle sfumature. Prima e dopo il Capitolo. Sono passato dalla vita tranquilla e giá assestata del seminario e dell’insegnamento, a quella più improvvisata e imprevedibile del Custode. Dal paradiso climatico e paesaggistico di Palmira, al caldo e zanzare di Guanare. Per caritá, le persone son un amore e mi piace tantissimo il rapporto con gente “normale”, di ogni età e categoria. Purtroppo mi rendo conto che Guanare è in pratica un punto di appoggio, comunitá di referenza. Perché il mio campo è l’intera Custodia, e ogni convento è “mia” comunità. Sono passato da una vita piú stanziale, a una quasi nomade. Il nomadismo credo sará la caratteristica dei miei prossimi anni da custode. Categoria biblica, ma difficile da vivere e digerire. Grazie a Dio, salvo il disagio di doversi muovere spesso, dappertutto sperimento il dono dell’accoglienza fraterna, da parte dei frati e dei laici. Allo stesso tempo non posso non sentire nostalgia per i rapporti umani belli che si erano instaurati stando in seminario. L’occasione di vedersi si è notevolmente ridotta. Ascesi e costo di una scelta religiosa, specie se francescana.

Il mio risveglio il 31? Con gli occhi rivolti al soffitto, immerso in pensieri senza contenuto, tra le linee di collegamento del polistirolo che abbassa la volta della mia stanza, detto qui “cielo raso”. Stavo pensando al mio anno. Mi ha distolto un messaggio arrivato inatteso, in cui si ringraziava Dio per il dono dell’amicizia. Che bello!! Ho pensato che è davvero un dono di cui il Signore ha riempito la mia vita e l’anno trascorso. Con amicizie inaspettate, nuove e commoventi. Con altre vecchie, consolidate e consolanti. Mi ê sembrato giusto e incoraggiante partire dal senso di ringraziamento.

Mi sono ricordato del mio stato d’animo l’anno scorso di questi tempi. Ho potuto rivedere, nitidi, i fotogrammi del 31 dicembre 2010 e 1 gennaio 2011, con il viaggio “catartico” a Venegara, l’incontro con i colori della natura e il calore della gente di quel villaggio. Sono stati i motivi che Dio mi ha messo davanti perché potessi iniziare a reagire e venir fuori dall’impasse in cui mi ero cacciato. Di acqua sotto i ponti ne è passata, e grazie a Dio non ha rotto gli argini. Per cui, come posso non ringraziare. Al di lá del “Te Deum” che si canta in questo giorno, è emozionante che sia la tua vita a cantare. Non ho superato, e credo che mai ci riusciró del tutto, alcune stonature. So che ancora mi resta parecchio da camminare; ma sono ritornato a sentire il ritmo nel cuore e le voci di compagnia del coro. Canto e cammino, come insegna S. Agostino.

Dopo il risveglio, la preghiera e la colazione ho condiviso la mattinata con le due famiglie dei volontari italiani dell’OFS che per tre anni ciascuno sono stati qui a Guanare nel quartiere a rischio de “La Importancia”: Marco e Ilaria, con i figli Lorenzo, Giacomo e Stella; Eugenio ed Elisabetta, con Teresa, Sara, Giovanni Paolo e Pietro. Siamo stati a visitare le clarisse. Mi sono sentito scaldato dalla loro presenza e amicizia, e rallegrato dal casino dei bimbi. Sara, poi, di cui son padrino di battesimo “per rappresentanza”, cosí come fa spesso, si è schiaffata sulle mie braccia, mi si è avvinghiata al collo, e mi ha sciolto il cuore di gioia. I suoi abbracci e la sua dolcezza trasbordante sono terapeutici.

All’imbrunire mi sono recato di nuovo al monastero per celebrare la messa di fine anno, alle 8.00, per le clarisse e quattro suore di altre congregazioni. Nel breve tragitto mi ha fatto compagnia un tramonto “llanero” sereno e struggente, di quelli che danno nostalgia e consolazione. Non i colori vivi dell’anno passato verso il paramo del Zumbador, che servivano a ridarmi quella vita e colore di cui avevo allora bisogno. Alla messa è seguita la cena e l’adorazione eucaristica fino a quasi mezzanotte, per ricevere il nuovo anno accanto al Signore. Mi ha ricordato la veglia di mezzanotte, insieme al veglione, che organizzavamo in parrocchia il 31 dicembre, anni luce addietro, quando ero giovane... Poi abbiamo stappato una bottiglia di spumante alla... mela, brindato al nuovo anno, sparato qualche fuoco artificiale, e sono andato a dormire in foresteria. Mentre tutto il mondo fuori, distante, si lanciava in rumori molto piú forti, in suoni acuti da stordimento, nel rituale spesso vuoto di auguri superficiali e banali. Un modo insolito quest’anno di vivere il saluto all’anno vecchio e il benvenuto al nuovo. Peró mi sono piaciuti la sua pacatezza e la fraternitá condivisa.

Il risveglio dell’1? Con un po’ di stanchezza. Costa dare l’addio a un anno, benché vecchio. Poi la vita normale, con le cose belle del giorno anteriore, di quasi tutti i giorni: messa, preghiera dell’ufficio, colazione, chiacchiere e amicizia. Il tragitto di ritorno accompagnato da una luce bella, tersa, limpida. Senza traffico. Persino Guanare sembra bella, con le sue strade ancora vuote, senza il caos del traffico quotidiano, ma pronta a ripiombare nella caoticitá dell’anno appena passato. Buon 2012 a tutti!! Il Signore ci dia la pace e faccia che i nostri giorni trabocchino della sua presenza, perché il nostro tempo sia sempre piú pieno di vita e senso.