domenica 15 marzo 2020

1) Diario personale, dal convento,in tempo di coronavirus


Giovedì, 12 marzo 2020

Come premessa c’è da ricordare che da martedì tutta l’Italia è in una specie di quarantena collettiva. Le celebrazioni sono sospese, anche se le chiese possono essere aperte per la preghiera personale. La nostra comunità si è data il seguente orario di preghiera, durante il quale portiamo davanti a Dio le necessità del popolo italiano, dei nostri fedeli, dei copertinesi e del mondo intero: ore 7.00 – 11.30, apertura del santuario; ore 7.30, recita in cappella dell’Ufficio di letture e delle Lodi; ore 12.00, celebrazione della Eucaristica in chiesa e recita dell’Ora media; ore 16.30 – 19.00, apertura del santuario; ore 19.30, celebrazione dei Vespri (e della Corda pia il mercoledì, della Via Crucis il venerdì). Il Rosario e la meditazione sono lasciate al singolo frate.
Oggi la nostra comunità ringrazia Dio per il dono della vita di fra Giovanni. Stamattina, dopo la preghiera, gli abbiamo fatto gli auguri. C’è stato un attimo di incertezza sulla “forma”, dovuto a quello che stiamo vivendo e alle raccomandazioni fatte dalle autorità mediche. Alla fine glieli abbiamo fatti nel modo classico: abbraccio e bacio sulle guance. A pranzo abbiamo tagliato una gustosa torta fatta in casa (da oggi sono chiuse anche le pasticcerie...) e aperto una bottiglia di spumante.

Nel pomeriggio mi sono recato al vicino medico ortopedico per la seconda infiltrazione alla spalla. Ero il solo senza guanti e mascherina! Oggetti che appartengono ormai al panorama quotidiano. Se non si trattasse di una tragica realtà, parrebbe quasi di essere parte di un reality alla “The Truman show”. Poi sono salito sul terrazzo, sia per stare un po’ all’aria aperta, sia per cominciare a leggere, meglio rileggere dopo il ginnasio, “I promessi sposi”. Forse perché è un libro che parla di una situazione di epidemia, facendo emergere valori umani e cristiani.
Non sono riuscito a finire neanche il primo capitolo, a causa di alcune telefonate arrivate. In questi giorni infatti il convento sembra essersi trasformato in una specie di “call center” dello spirito. Da ogni camera si sente uscire la voce del frate che parla con qualcuno a telefono. A volte si è confusi, scoraggiati, si ha bisogno di parlare, e allora ci chiamano. Il cellulare, insieme ai socials, in questo tempo di isolamento forzato, è un utile strumento di vicinanza al nostro popolo e ai nostri familiari. Si tratta di un modo moderno e opportuno di fare pastorale e di far sentire la vicinanza di Dio attraverso i suoi pastori. Il Signore ci illumini e ponga sulle nostre labbra parole sagge, piene di misericordia e consolazione, e che aiutino a non perdersi d’animo.
Coraggio, andrà tutto bene!!

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